Gente di porto

Pubblicità

Di

20151016Bianchidi Gianluca Bianchi

Mi scappa un post: questo ho pensato questa sera prima di mettermi a spiegare le origini di questo post.

Perché “a noi ci piace” tutte quelle notifiche e quei commenti compiacenti che, diciamocelo, se ne impipano una sega di quello che sta dietro alle nostre frasi. Ebbene mi scappava di scrivere “il mio cuore è un porto aperto!” e via di faccine e like. Da dove nasce una frase del genere? Da una riflessione semplice: alla gente di porto piace avere a che fare con la gente di porto, ma non ci vuole nulla per essere gente di porto. Poco chiaro?

Ora sono al porto di Genova e mi trovo di fronte una bancarella (o banco) con un genovese, un senegalese e un cinese. Mi rendo conto che sembra l’inizio di una barzelletta, ma si tratta di una realtà. I tre uomini parlano tranquillamente. Di cosa parlano? Nulla di importante. Parlano, dialogano, discutono, si confrontano, come tre uomini che stanno dietro a una bancarella. Il genovese è un genovese, l’africano è scuro di pelle e il cinese ha gli occhi a mandorla e i tre parlano. Mi pongo alcune domande scontate, come per esempio chi sia il proprietario della bancarella. Mi faccio vicino all’anziano genovese con l’aria di chi si preoccupa e di fronte a un silenzioso “Stavamo parlando” mi allontano. Attendo il resto della famiglia mentre sceglie una Barbie e un paio di ballerine. Da una via laterale spunta una ragazza con le calze a rete che mi propone dell’”ammorrre” e io mi scanso come chi non ha capito. Mi siedo per un birra al fianco di un portuale e un viado che assieme a me prendono un aperitivo (per il portuale) e una colazione (per il viado). Mi sento normale. Anzi, mi sento anonimo e asettico. C’è una nonna che in genovese richiama i nipotini dai tratti asiatici. Sono bimbi bellissimi che con i loro volti lontani rispondono in un dialetto vicino.

Il porto: non è un’immagine splendida? Gente sicura delle proprie radici pronta ad accogliere ciò che arriva dal mare come portatori di spezie, di gusti e di musiche nuove. Ma quale piatto forte rifiuta il gusto e i sapori pronti ad arricchire un pasto? Io li vedo, uomini e donne del porto a braccia aperte, pronti ad accogliere i “frutti del mare”. Un livornese rimane tale malgrado le leggi livornine che rifiutavano soltanto l’omicidio e la falsificazione di denari. Allora viaggiamo per queste strade che hanno il sapore di caciucco, sushi e kebab. Dove la gente si stringe le mani e dove accanto a un “Boia deh!” risuona un “Shalom aleichem”.

Che gran voglia di sentirci gente di mare e di appartenere a una grande umanità che per una volta ci fa sentire uomini e non caporali.

Sì, il porto, il faro, come qualcosa, una via per dire “terra” o “casa”, comunque “Finalmente siamo arrivati”. Ecco, là “il mio cuore è un porto aperto!”. Dietro a questa frase non c’è buonismo, non c’è partito, non c’è perbenismo. Dietro a questa frase ci sono gli occhi sicuri di chi è pronto ad accogliere perché bramoso di partire alla scoperta di ciò che il mare ha spinto a riva. Si tratta in fondo di un pezzo di strada fra il primo passo fuori dal letto e la fine del mondo e tutto quello che ci sta in mezzo e chi come me è nato da un orgasmo.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!