Gobbi ai piedi di Lombardi

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20151129samaden2di Bruno Samaden

Che gli editori tradizionali stiano agonizzando di fronte al continuo calo di vendite del cartaceo, con il relativo calo delle entrate pubblicitarie, è risaputo. In Ticino, come nel resto della Svizzera, questa editoria privata si è così posta l’obiettivo, nemmeno tanto velato, di fare a pezzi il servizio pubblico per aumentare la propria offerta e la conseguente pubblicità.

Non si spiega in nessun altro modo l’intervista concessa da Filippo Lombardi al “Corriere del Ticino” venerdì scorso: un’intervista piccata tendente all’incazzoso, dove l’appena rieletto senatore ha definito addirittura “indisponente” la risposta data dal Consiglio di Stato nell’ambito della procedura di consultazione sulla nuova Ordinanza federale in materia di radio-tv. E qui ci starebbe una prima domanda: nelle vesti di cosa, Lombardi ha giudicato “indisponente” un semplice richiamo, da parte del Governo ticinese, alle emittenti private a rispettare le regole fondamentali fissate per chi, come loro, beneficia dei soldi pubblici racimolati col canone? Al “Corriere del Ticino” stava parlando il consigliere agli Stati Lombardi, il capogruppo alle Camere federali del PPD Lombardi, il presidente del CdA di “Teleticino” Lombardi o il coordinatore (ad interim) del PPD ticinese Lombardi? Un conflitto d’interessi del genere avrebbe fatto girar la testa pure all’Italia negli anni di Berlusconi, eppure da noi non vola una mosca, va tutto bene.

E invece no, non va bene per niente, perché Lombardi e la Destra dovrebbero iniziare a capire che con il nuovo canone anche la loro fetta di torta si amplia, e non di poco. Maggiori introiti che però non saranno portati da Gesù bambino, bensì dal nostro canone, pagato da tutti noi: vogliamo eccome vederci chiaro, fregandocene di apparire anche noi “indisponenti” agli occhi di Lombardi.

Siccome non ci facciamo mai mancare nulla, nella vicenda è intervenuto pure Norman Gobbi, che, scusandosi con Lombardi, ha provato a dire che la risposta del Consiglio di Stato, peraltro firmata da lui presidente Gobbi medesimo, era partita senza l’avallo del Governo. La risposta documentata e implacabile di Manuele Bertoli, che lo ha pubblicamente sbugiardato, sembra l’abbia rimesso a posto visto che, stando a “Il Quotidiano” di ieri sera, Gobbi avrebbe inserito la retromarcia scusandosi anche con lo stesso Bertoli. Comunque sia, sconcerta, oltre alla falsità istituzionale, che un candidato al Consiglio federale senta così forte in sé il bisogno di intervenire in prima persona con una – come l’ha definita Bertoli – menzogna bella e buona pur di compiacere un “semplice” consigliere agli Stati. Chissà che schiena dritta mostrerebbe con l’UE o le grandi potenze economiche, verrebbe da chiedersi.

Anzi, no. Meglio di no.

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