Ho incontrato Andrea

Di

bambinidi Francesco Giudici

Davanti alla Manor di Vezia sto aspettando l’autopostale che, a causa del traffico sempre crescente, è in notevole ritardo. Non mi annoio mai in queste occasioni perché, tra chi entra e chi esce dal grande magazzino, trovo immancabilmente persone che conosco e si fermano a scambiare saluti e parole.

Ecco Andrea, dall’altra parte del marciapiede, 16 anni, ha iniziato la prima liceo da un paio di mesi. È stato mio allievo in terza Elementare. Educato, tranquillo: un bel ricordo. Mentre attraversa il passaggio pedonale ha in mano il cellulare e digita con la tipica velocità di chi è nato nell’era di questi strumenti. Alza lo sguardo, mi vede, mette in tasca il cellulare, si avvicina e mi saluta tendendomi la mano. È cresciuto parecchio, era uno degli allievi più piccoli e ciò era messo maggiormente in evidenza dalla sua amicizia con Patrick, lo spilungone della classe.

– Ciao, Andrea, come va? Tutto bene anche al liceo? Passa un giorno a scuola a trovarmi!

– Certo, maestro, un giorno dove avrò un’ora buca passerò a scuola.

Non riesco a intavolare un discorso più lungo. L’autopostale appare, segnalo con ampi gesti all’autista la mia intenzione di salire e contemporaneamente saluto il mio ex-allievo. Mentre mi siedo vicino al finestrino, vedo Andrea che riprende l’apparecchio telefonico e con la stessa rapidità di prima ricomincia a far danzare le dita sui tasti. Il veicolo pubblico riparte e faccio ancora in tempo a scorgere il giovane che entra alla Manor, sempre intento nella frenetica attività elettronica. Durante il viaggio la mia mente ritorna a un episodio capitato in aula proprio con Andrea come protagonista.

Avevamo preparato uno spettacolo da presentare ai genitori. Un signore si era offerto di fotografare i partecipanti sia durante l’impegnativo lavoro di preparazione sia durante la serata con il pubblico. Le molte istantanee sono state in seguito messe su un CD da distribuire agli allievi della classe. Al momento della consegna, mentre tutti gli scolari riponevano il dischetto in una mappetta cartonata per poi portarlo a domicilio, avevo sorpreso Andrea che, con il CD in mano, lo posizionava davanti ai suoi occhi, inclinandolo con angolazioni sempre diverse. Si era poi alzato dal banco, si era avvicinato alla cattedra e mi aveva detto:

– Scusi, maestro, ma nel mio non riesco a vedere nessuna fotografia!

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