I fischi allo stadio di Istanbul

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Di

20151120mordasinidi Corrado Mordasini

Gli strascichi della vicenda di Parigi si trascinano come un gatto che va a morire sotto un cespuglio, lasciandosi dietro una scia di sangue e interiora. L’ultimo, tra uno scoppio di petardi e un falso allarme, sono i cori degli ultrà turchi allo stadio di Istanbul, durante l’amichevole tra la nazionale turca e quella greca. Andrea Leoni, in un recente articolo su “Liberatv”, segue la scia degli internauti scandalizzati:

“Inutile minimizzare illudendosi che quella chiara presa di posizione dei tifosi turchi sia da iscrivere negli eccessi del tifo, magari di quello curvaiolo. Quanto accaduto in Turchia non ha nulla a che vedere con svastiche e croci celtiche esibite in mezza Europa dagli ultras del calcio e non solo.”

Nessuno minimizza ci sembra, anzi. Leoni, però, così non fa che confermare un sentimento xenofobo e pressapochista. Invece di dire: “quei turchi non rappresentano la Turchia”, ed è ovvio – come gli ultras della Lazio non rappresentano l’Italia – preferisce la via del: “in fondo anche quelli sono turchi, ergo tutti i turchi ne sono responsabili”. Un atteggiamento un po’ limitato, soprattutto se analizziamo a fondo la questione.

1) definire una curva ultras, rappresentativa di un paese, è come pretendere che un cane affetto da rabbia, rappresenti il mondo cinofilo.

2) la rivalità atavica tra Turchia e Grecia (anche nell’ottica dell’annosa guerra cipriota) non si stempera certo in un’amichevole. Purtroppo frange della tifoseria turca sono legate al Partito di azione nazionale, reincarnazione dei Lupi grigi, formazione terroristica di estrema Destra che ha insanguinato la Turchia negli anni ‘70. Insomma, non proprio delle mammole.

3) A Parigi, le voci musulmane che si erano alzate a difesa dell’attentato contro “Charlie Hebdo”, ora tacciono. Il mondo islamico francese è frastornato proprio perché anch’esso colpito dalle bombe e dalle fucilate. Non sono poche infatti le vittime di religione islamica e di origine magrebina tra i caduti del 13 novembre.

4) I cori dei tifosi turchi erano prevalentemente rivolti al partito del PKK curdo, acerrimo nemico dei nazionalisti turchi e ritenuto da essi non un movimento di liberazione, ma un gruppo terroristico da sterminare.

È un po’ triste vedere questa approssimazione, che di certo non aiuta il dialogo tra culture e non fa altro che fomentare l’astio degli occidentali in nome di una presunta superiorità morale tutta da dimostrare.

Oggi discutevo con mia moglie dell’atteggiamento da prendere coi figli in merito all’abuso del computer. Abbiamo scelto la via del dialogo, in alternativa al più drastico controllo della rete tramite password. Una via più difficile e faticosa ma, pensiamo, più produttiva nel tempo. Certo, ci prenderanno in giro, bareranno e faranno carte false, ma più in là capiranno, forse.

È solo una questione di prospettiva, la via più facile non è sempre quella più vantaggiosa per noi.

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