Il più grande mercato delle armi

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Di

20151118gaurodi Ermete Gauro

già Delegato cantonale per l’integrazione degli stranieri e la lotta al razzismo

Cerchiamo di mantenere la ragione, non abbocchiamo ai venditori di odio. Ciò che è successo venerdì notte è terribile, ha strappato alla vita persone innocenti, è stata un’apocalisse. C’è stato subito chi ha utilizzato la tragedia per continuare nella diffusione di odio, rancori, frustrazioni con commenti e scritti che nulla hanno da spartire con la ragione.

Nel rispetto del dolore e delle vittime, dobbiamo porci molte domande e cercare di ragionare con una certa razionalità e consapevolezza. Da dove viene questa atrocità? Chi fornisce mezzi, armi, risorse finanziarie? Molti esperti internazionali ammettono che l’ISIS trova facilitazioni in Arabia Saudita, in Iraq, probabilmente anche nella criminalità organizzata, con i traffici di armi, la droga e i capitali. Ricordiamoci che i principali produttori e commercianti di armi sono i paesi occidentali (USA, Francia, Italia, Regno Unito, Germania, in misura magari minore la Svizzera). Negli Emirati ogni anno si tiene la più grande fiera di armamenti. Nell’ultima, che si è tenuta dal 22 al 26 febbraio scorso ad Abu Dhabi, erano presenti 600 espositori, provenienti da tutti i paesi. Già allora era attivo l’ISIS, ma nessuno ha proposto l’interruzione della vendita di armi, l’embargo verso i paesi come gli Emirati.

L’occidente ha contribuito enormemente a diffondere paure, ad alimentare guerre (vedi la recente dichiarazione di Blair, che ammette candidamente di avere mentito per giustificare la guerra contro Saddam Hussein). La guerra è ormai diffusa (in Africa come in Asia, in Palestina); non è però una guerra “mondiale”, ma una proliferazione di guerre locali, influenzate dai Paesi occidentali (Afganistan, Mali, eccetera), che generano d’altra parte immensi profitti, e mantengono la situazione instabile. Naturalmente quando le guerre locali hanno causato morte e dolore fra i civili, in quei Paesi, si trattava di “danni collaterali”. Purtroppo capita, eh sì, non è colpa di chi bombarda. Le guerre non hanno mai fermato il terrorismo. L’Occidente è intervenuto con la scusa di portare la democrazia (per esempio in Libia), creando però situazioni di conflitto ancora peggiori, creando destabilizzazioni ancora peggiori. Le ricchezze si sono concentrate ancora di più, anche all’interno dei Paesi ricchi. Ci sarebbero altre strade da percorrere, ma non lo si è fatto e non lo si fa.

In Belgio, per esempio, quando già decenni fa ci si è resi conto del degrado di certi quartieri di Bruxelles, delle discriminazioni che i giovani, ma non solo, residenti in quei quartieri subivano, sono stati proposti interventi mirati. Interventi che sono stati bocciati dalla Destra, che naturalmente ora in modo disgustoso approfitta della disgrazia per ribadire odio e intolleranza. Negli USA, in alcuni stati governati da Repubblicani, sono state chieste misure restrittive contro i migranti, ritenuti pericolosi. Gli stessi Repubblicani sono però sempre contrari a limitare le armi, che negli USA causano ogni anno molti più morti che il terrorismo.

Come mai dei giovani, nati e cresciuti in Occidente, si sentono attratti dall’ISIS? Quali valori la nostra società è stata capace di diffondere in questi ultimi decenni? Non si giustificano i loro atti, ma occorre però guardare più in là del proprio naso, cercare di vedere la realtà nel suo complesso, nel suo insieme, anche storico. La situazione attuale è pur sempre il risultato di quanto fatto in passato.

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