La favola di Guglielmo Tell

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Di

20151107willdiredi Will Dire

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.”

– Joseph Paul Göbbels

Un sondaggio del 2004 (http://bit.ly/1Pu4SaL) ci conferma una triste verità: il 60% degli svizzeri crede che Guglielmo Tell sia una persona realmente esistita e che le sue gesta, che portano alla nostra annuale celebrazione del 1. agosto, siano fatti realmente accaduti (!). Poco importa che in tutta la mitologia nordica esistano miti di un paio di secoli precedenti al nostro che narrano le gesta, pressoché identiche, di eroi popolari che hanno svolto lo stesso compito (scoccare un dardo in direzione di un bersaglio posto sulla testa del figlio dell’eroe, mantenendo un dardo di riserva per il despota che ha obbligato l’eroe alla quasi impossibile impresa) di liberare il popolo dagli oppressori (Asburgo nel caso svizzero, sovrani tiranni nella mitologia nordica) e ridare la libertà ai cittadini.

Suona familiare? Certo che lo è.

È l’argomentazione prediletta della Destra di casa nostra. Solo che al posto del tiranno c’è il profugo, al posto del balivo degli Asburgo c’è la Berna socialista che non accetta la votazione del 9 febbraio e al posto del figlio con la mela sulla testa c’è il giovane apprendista che viene rimbalzato dalle aziende di casa nostra (i cui dirigenti però votano Lega per poi prediligere i più economici lavoratori italiani e intascarsi i bonus di produzione ricavati dai risparmi fatti sulle spalle dei giovani lavoratori ticinesi).

Perché vi sto distruggendo un mito che dalle Elementari è stato inculcato nelle vostre teste e che rappresenta l’emblema dello spirito nazionalistico svizzero? Per ricordarvi due cose fondamentali.

La prima è riassunta benissimo dal gerarca nazista Joseph Paul Göbbels nella citazione in cima a questo articolo, divenuto mantra fondamentale della nostra attuale destra nazionalista. Un mantra che permette la perpetuazione di un uroboro (https://it.wikipedia.org/wiki/Uroboro) in cui i ricchi imprenditori finanziatori della nostra Destra ci spaventano con lo spauracchio dei profughi e dei frontalieri mentre licenziano i ticinesi per far spazio a irregolari e frontalieri che permettono loro di fare palate di soldi risparmiando sulla forza lavoro nel nostro Cantone.

La seconda è che non basta imparare o insegnare a leggere (George Carlin docet). Bisogna imparare o insegnare a mettere in discussione quello che si legge, a mettere in discussione tutto quello che ci circonda. Solo così si potrà arrivare alla verità… e la verità, oggi, è che c’è del marcio in Danimarca. Ma anche in Svizzera. Soprattutto in quella italiana.

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