La memoria dei ticinesi

Di

20151110mordasinidi Corrado Mordasini

“Per poterlo votare a me non basta che il candidato alla carica di Consigliere federale sia ticinese. Ci sono dei principi che toccano lo stato di diritto, quali il mantenimento della Convenzione europea dei diritti dell’uomo – che molti rappresentanti UDC vorrebbero addirittura disdire – e il diritto d’asilo. Sono dei principi essenziali che mi hanno spinta nel 2007 a non votare Blocher e che valgono ancora oggi”.

Fa bene Marina Carobbio a diffidare, ed è il “Blick”, il vituperato organo di informazione scandalistico di oltre San Gottardo, a ricordarcelo oggi:

Volete questo hooligan in Consiglio federale per l’UDC?

Eh sì, perché la politica, di qua e di là dal massiccio, è un po’ diversa. Gli svizzero tedeschi hanno una memoria più lunga. Da noi, invece, vent’anni di berlusconismo hanno relativizzato tutto. Tutto non conta niente, sono sempre tutte quisquilie e se stermini un bus di suore oggi, tra sei mesi nessuno si ricorda e magari ti dice anche, con una faccia di tolla agghiacciante, che stai strumentalizzando o estrapolando dal contesto.

Ma loro si ricordano, e anche noi ci ricordiamo, il tremendo “Uh uh ghé scià ul negher” rivolto da Gobbi, durante un derby, al giocatore canadese di colore dell’Hockey Club Lugano Anson Carter. Ci ricordiamo del fratello di Gobbi che voleva bruciare i Socialisti in un rogo (post su Facebook), del padre che condivideva post dei giovani fascisti e anti islamici, come le donne in burqa paragonate a sacchi della spazzatura.

Poche balle, come scritto precedentemente da un mio collega, davvero volete questo hooligan in Consiglio federale?

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