La primavera dell’anima

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Il cotone sulla pelle, il sole in faccia, le mani in grembo. Pochi minuti e il sonno mi avvolge come una morbida coperta. Mi sveglia la sete. Quella estiva, dopo una nuotata, dopo una corsa, dopo una giornata passata a camminare sulle vie cocenti di cemento. È novembre? Nessuno lo sa.

33 autunni, i miei, e proprio non me lo ricordo uno così. La nebbia trova spazio solo nei cuori di chi non ama, il sole si fa largo a tutte le ore e illumina anche i volti che faticano a trovare sorrisi. La luce di questa stagione inaspettata rende speciale anche lo spazio aperto più banale. Pure il mio neonato giardino assomiglia ad una foresta secolare, di quelle dove si passeggia in silenzio, per rispetto, per emozione. Esco scalza e coloro le piante dei piedi. L’erba, verde come la tempera dei banchi di scuola, accoglie le foglie cadute di tutti i colori del fuoco, e restituisce un’immagine talmente calda da sembrare una fata morgana del deserto. Per fare caldo, fa caldo. Anche la notte si tiene a bada e protegge alberi, cespugli e siepi. L’autunno fresco all’alba e freddo al tramonto non è arrivato, e ha lasciato che il fogliame continuasse a decorare il cielo. I sempreverdi si imbarazzano di fianco alle chiome fiammanti degli alberi vicini, così anche le piante di cachi, di un colore spento rispetto al ventaglio aranciato di questo incredibile novembre.

Mi piace pensare che sia un regalo di compleanno. Da bambina mi sono sempre chiesta per quale motivo io non potessi fare una festa all’aperto, perché il mondo, lì fuori, non potesse avere le sfumature della carta da pacchi, invece di quel grigio che attanaglia l’umore per settimane e fa pensare più ai giorni dei morti che dei vivi. Non questa volta. Non c’è foschia, non c’è il bisogno di rinchiudersi, né di proteggersi. Questo autunno è l’occasione di aprirsi, di ridere cercando figure nelle foglie dentellate, di camminare sulle doppie corsie a bordo delle strade, sollevando foglie di ogni tonalità del sole e sprigionando il rassicurante odore di bosco rinsecchito ma ancora vivo. Questo autunno è motivo tanto di stupore per i paesaggi grandiosi, quanto di stupidità per quelle piccole vibrazioni che sempre vorremmo ci rendessero felici. Il fruscio delle lucertole nei muri a secco, il canto dei merli nei filari di vite, il volo senza meta delle foglie.

I prati sono di nuovo in fiore, ammiro un dente di leone ancora giallo, ne soffio uno già bianco, e, sparpagliando nell’aria il suo ciuffo, spero che questa domenica d’autunno sia solo il preludio di una primavera dell’anima.

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