La tolleranza non passa dai social network

Di

20151118bernasconidi Carol Bernasconi

Il mondo del web sembra impazzito. Lo è probabilmente sempre stato, ma quando accadono fatti orrendi come quelli di queste settimane, tutto viene amplificato. Anch’io sono stata molto colpita dagli attentati di Parigi, forse perché sono di origini francesi, forse perché Parigi è la città del mio cuore e solo pochi giorni fa avevo espresso a mio marito il desiderio di andarci con tutta la famiglia, forse perché mio figlio ci è appena stato, forse perché è successo proprio a pochi passi da casa nostra, forse perché mi fa paura… Sono tanti forse, me ne rendo conto.

Non voglio nemmeno cercare le risposte, non servirebbe. Quello che mi ha colpito e anche ferito, però, sono state le reazioni su Facebook. C’è chi ha espresso la sua paura, chi il suo dolore, chi la sua rabbia, chi la sua tristezza. C’è chi ha usato questa tragedia per scopi politici e infine c’è chi ha cominciato con la solita frase “…e gli altri morti?”. Questo purtroppo accade ogni volta. Se sei Charlie, vuol dire che hai dimenticato i siriani. Se posti la foto del piccolo Aylan, sei incoerente con tutti gli altri bambini morti. Se ricordi l’11 settembre, devi citare anche quello cileno. Se…, sempre se… E questo non vale solo per le guerre o le tragedie, ormai è diventata la regola per ogni argomento. A volte si riesce persino a criticare notizie felici o positive, come se la felicità degli altri non fosse ammessa o tollerata. Ora, fermo restando che ognuno è libero di esprimere la propria opinione che a volte può essere diversa dalla mia, credo che non dovremmo mai dimenticarci che non siamo tutti uguali e che ognuno ha una sensibilità propria e ben distinta.

Io vorrei sentirmi libera di condividere le mie gioie e i miei dolori, che siano piccoli o grandi. Vorrei poter piangere la morte del mio cane senza sentirmi a disagio perché nello stesso momento stanno morendo altre persone. Ogni dolore può essere importante, così come lo è un momento felice. Se vogliamo un mondo di pace, uguaglianza e amore dovremmo iniziare nel nostro piccolo. La tolleranza comincia tra le mura di casa, poi esce dalla porta, si arrampica fino al cancello, esce in strada e via, passa anche attraverso i social.

È inutile farsi la guerra ogni volta per un’opinione diversa e pretendere la pace nel mondo. A volte ho l’impressione che alcune persone vivano piene di rancore per ogni cosa. Io non sono d’accordo, ma anche questa è un’opinione personale ovviamente. Per me in tutto questo caos di para e odio quello che realmente conta l’ha detto Antoine Leiris, il marito di una delle vittime della strage di Parigi. Antoine ha scritto un post meraviglioso dal titolo “Vous n’aurez pas ma haine” (non avrete il mio odio). Andate a leggerlo, perché lì non c’è proprio niente da criticare.

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