Locarno come Ferguson? No, ma…

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Di

20151102redazionedella Redazione

Locarno non è Ferguson, per fortuna. Non muore nessuno. Nessuno si fa male. Tutti sono uguali davanti alla legge. Nessun sopruso, nessun abuso di autorità. Se accade, la magistratura vede e provvede. E punisce. Però…

…però il confine fra l’uguaglianza e la discriminazione può essere labile. Del triage abbiamo già parlato con la testimonianza di un giovane svizzero dalla pelle scura. Oggi ce ne occupiamo di nuovo per riferire un episodio accaduto a Locarno. Protagoniste sono K.L., di 31 anni, e B.U, di 27 (le loro identità sono note alla Redazione del GAS). Entrambe cuoche, entrambe ticinesi, entrambe adottate da piccole: K. dal Brasile e B. dalla Colombia. Due ragazze normalissime che in un pomeriggio estivo si fermano a bere una birra sul lungolago di Locarno, come ci racconta K.

Tutto comincia…

…comincia il pomeriggio del 12 agosto con un giro sul lago in stand up paddle.

Che sarebbe?

Sarebbe una specie di surf sul quale si pagaia. Hai presente?

Ho presente.

E insomma io e B. ci siamo fatte un giro. Poi siamo sbarcate all’imbarcadero di Locarno e ci siamo fermate sulla riva. B. è andata prendere due lattine di birra e poi ci siamo messe a pensare a come metter via quei due cosi.

Eravate sole?

No, no. È una zona frequentatissima, piena di gente. E noi stavamo lì tranquille a chiacchierare e a scambiarci foto con i telefonini finché non sono arrivati i poliziotti. Sarà stato intorno alle 4 del pomeriggio.

Quali poliziotti?

Due poliziotti della Cantonale e uno della Comunale di Muralto. E ci hanno chiesto i documenti.

Si sono presentati? Hanno detto i propri nomi? Il grado?

No.

E tu non glieli hai chiesti?

Boh, per me era la prima volta che la polizia mi fermava per identificarmi. Non sapevo come comportarmi. Io parto dell’idea che, se un poliziotto mi chiede un documento, io glielo devo dare senza fare storie. Del resto i documenti li avevamo, perciò glieli abbiamo mostrati. Però B. ha chiesto perché ce li chiedevano.

Risposta?

“Perché qui non si può bere”, ha risposto un agente. E la mia amica: “Da quando?”. E lui: “Da sempre, perché c’è un cartello che lo proibisce”.

E c’è un cartello?

Mah. Noi non lo avevamo visto. Io l’ho poi cercato da quelle parti e ho trovato solo un divieto di picnic. Ora, io posso anche capire che non si devono fare picnic sul lungolago. Ma non si può nemmeno bere qualcosa? Nemmeno un succo di frutta?

Ma solo voi due stavate bevendo?

Ma no! C’erano altri ragazzi lì accanto.

E a loro non hanno chiesto niente?

Niente: sono venuti dritti da noi. Oltretutto senza nemmeno salutare, con un atteggiamento anche piuttosto aggressivo.

Poi cos’è successo?

Poi a me hanno restituito i documenti. Invece a B. hanno chiesto di seguirli. Lei era lì con una bici, prestatale da un suo amico, ed è andata con loro. Io l’ho rivista solo un paio d’ore dopo.

E…?

E mi ha raccontato di essere stata interrogata. Sull’autenticità dei suoi documenti, come se non fosse svizzera. Sulla proprietà della bici, come se l’avesse rubata. Perfino su una multa in Svizzera tedesca, che secondo loro non era stata pagata. Sembrava tutto un po’… pretestuoso, ecco.

E poi?

Poi fine dell’avventura. Per me subito, perché non mi è successo niente. Per la mia amica un po’ peggio, perché ci ha rimesso due ore e un interrogatorio in Polizia. Io però sono scioccata.

Scioccata?

Sì, scioccata. A me sembra che l’intervento di tre agenti per due birre sul lungolago sia eccessivo. E poi…

Poi…?

…poi ho percepito una specie di discriminazione. Per il colore della pelle.

Come fai a dirlo?

Senti, lì sul lago c’era tanta gente. Io sono stata adottata dal Brasile e sono nera. La mia amica è pure stata adottata ma dalla Colombia e, senza essere nera, è comunque scura. E i tre poliziotti sono venuti dritti verso di noi, ignorando tutti gli altri. Per due birre bevute in pieno giorno senza dar fastidio a nessuno. A te sembra normale?

Mah. Strano, più che altro. Comunque per te è una novità questa sensazione di discriminazione?

Io sono stata adottata quando avevo cinque anni e da allora sono cresciuta in Ticino. Prima ancora dell’italiano, in casa dei miei genitori ho imparato il dialetto ticinese. Non mi sento integrata: io sono proprio ticinese! E non mi sono mai sentita discriminata.

Nemmeno a scuola, da piccola? Magari qualche battuta… si sa, i bambini spesso sono crudeli.

Ma nemmeno. Mai avuto problemi di razzismo. Nessuno mi ha mai fatta sentire diversa, una persona di seconda categoria. Questa è la prima volta in cui mi sono sentita trattata in modo diverso per il colore della mia pelle.

E ti sembra strano?

Onestamente, ho provato a cercare di capire quei tre poliziotti. Però non ci riesco. Davvero, non ci riesco. Io ho viaggiato un casino, ho girato un po’ tutto il mondo. Ho conosciuto tante culture, tante persone diverse. E nel mio universo non esiste, proprio non esiste che qualcuno possa essere discriminato solo per il colore della sua pelle.

Per completezza, abbiamo chiesto una presa di posizione alla Polizia cantonale. Ecco la risposta ricevuta:

“Le due giovani presenti il 12.08.2015 sul lungolago di Muralto non sono state interpellate da gendarmi della Polizia cantonale ma da agenti della locale Polizia comunale. Agenti che hanno poi portato una delle ragazze presso la Gendarmeria della Polizia cantonale a Locarno poiché per lei vi era una ricerca di polizia. Presso la Gendarmeria di Locarno sono state esperite le formalità del caso e in seguito la ragazza è stata rilasciata.”

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