Mi chiamo Alessio e…

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Di

20151030Bernasconidi Carol Bernasconi

Mi chiamo Alessio, ho sei anni e ho appena finito di far impazzire la mia mamma durante le vacanze autunnali. Alla fine della settimana la mia mamma girava con i capelli dritti in testa come una cresta di dinosauro impazzita, pregando che arrivasse presto lunedì per mandarmi a scuola. Eh sì… perché io, quando mi impegno, so essere un piccolo petardo, un Minion viola, una specie di ruspa stendimamma.

A volte la sento ripetere, ripetere e ripetere le stesse cose, tipo “Spegni quella luce” oppure “Hai tirato l’acqua?” oppure ancora “Vai a mettere in ordine!”, ma dovete sapere che io ho un interruttore che si attiva automaticamente quando la mamma parla di cose noiose come quelle. Quando schiaccio quell’interruttore smetto di sentire la sua voce. La ascolto solo quando la sento dire le mie frasi preferite, soprattutto quella che fa “È pronta la cena”.

E se le frasi noiose comincia a dirle anche il papà (perché quello lì tiene sempre la parte alla mamma…) io li guardo molto arrabbiato e rispondo: “Avete proprio un certo carattere voi due!”. Non ho certo tempo da perdere, io…

Ma vogliamo parlare di quando mi fanno sedere e mi guardano con quegli occhi seri? Per me vuol dire che arrivano dei guai e che non me la cavo nemmeno con il migliore dei sorrisi. Allora mi concentro e li ascolto. Loro parlano di ubbidire, di ascoltare, che non si può fare sempre quello che si vuole… poi mi propongono dei patti, tipo “Se ti comporti bene, abbiamo più tempo per giocare insieme invece di stare qui a parlare di queste cose”. Ci sto, glielo dico e loro sembrano molto contenti. Così ne propongo uno anch’io: “Se faccio il bravo, mi compri una macchinina?”. I patti si devono accettare sempre, me lo dicono sempre loro.

Però so che a volte faccio troppo il monello. Me ne accorgo quando la mamma non vede l’ora di mettermi a letto e sedersi sul divano con il papà a guardare un film da soli. Solo che la sera io ho un problema, anzi un problema gigante: ho paura dei mostri. Non ce la faccio mai ad andare a dormire da solo, così la mia mamma non si siede quasi mai sul divano, ma mi accompagna in bagno mentre mi lavo i denti e mi tiene compagnia mentre mi metto il pigiama. E sta con me nel lettone fino a quando non mi sento al sicuro. Allora mi prende in braccio e mi porta nel mio lettino, dove c’è un acchiappasogni che caccia via i mostri. Solo che credo che sia scarico, perché a volte tornano anche di notte.

Però io alla mia mamma voglio tanto bene! L’anno scorso per il suo compleanno mi sono svegliato prestissimo per farle una sorpresa. Fuori era ancora un po’ buio e io sono salito piano piano in camera sua, mi sono infilato nel lettone e l’ho svegliata. Lei non era tanto contenta. Ha detto: “Ma Alessio, non sono nemmeno le sette!”. Così ho appoggiato la mia testolina sulla sua spalla, l’ho accarezzata e le ho detto: “Buon compleanno mammina”. Dovevate vedere com’era contenta! Mi ha ringraziato tantissimo. Poi però le ho vomitato addosso… ecco, forse quello non dovevo farlo.

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