Pensavo di non votare

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Di

20151109mordasinidi Corrado Mordasini

Sì, a questo ballottaggio ho pensato di non votare. Sono di Sinistra se avevate dubbi, e dovrei votare Malacrida, come al primo turno. Oppure Abate, come mi ha detto di fare, appunto, Malacrida. Non nel senso che me lo ha detto lui personalmente, ma le indicazioni di voto sono chiare.

Ma Malacrida mi ha fatto parecchio arrabbiare quando ha detto in radio che avrebbe sostenuto Gobbi se fosse stato necessario. Malacrida, purtroppo, soffre di quella rara sindrome del galantuomo, che gli impone un gentlemen’s agreement a tutti i costi. Il problema è che se cerchi di dettare delle regole cavalleresche a un branco di cannibali, finisci per fare il cosciotto in umido. D’altra parte i cannibali non hanno ricambiato la cortesia con Marina Carobbio, anzi, si sarebbero buttati nella fossa degli orsi pur di tagliarle le gambe. Cosa che peraltro hanno fatto.

E allora che faccio? Non voto. O così pensavo fino a domenica scorsa, finché non ho letto una delle chicche su “il Mattino della domenica”:

“I kompagni, quelli che vogliono riempirci di stranieri in assistenza, si sono affrettati a giubilare per la nuova giurisprudenza del Tribunale federale in materia di stranieri a beneficio di AFI e API. “Un passo avanti”, si esaltano i kompagni. Ma bravi: il conto lo pagate voi, nevvero?”

E mi sono detto, perché devo fare un piacere a questa gentaglia? A questi che continuano a pubblicare articoli contro gli asilanti, che se la prendono col bimbo siriano annegato, che gioiscono quando muoiono decine di persone nel Mediterraneo? A gente incapace di provare la seppur minuscola empatia? Ne “il Mattino della domenica” trovo articoli sul rispetto per gli animali, ma mai per il rispetto degli uomini, a meno che non siano i noss gent, tutti gli altri possono crepare.

Non me ne frega niente di Abate. Non lo avrei votato prima e neanche ora. Penso che Abate sia di Sinistra come una pannocchia di mais possa essere azzurra. Ma pur di stoppare Ghiggia, il classico leghista in doppio petto con dietro gli sgherri del domenicale verde, un voto glielo do. Solo per vederli almeno per una volta mordere il freno sapendo che io e tanti miei compagni abbiamo contribuito a fargli saltare un uomo agli Stati. E faremo anche di tutto per tagliare le gambe a Gobbi, “non il coltello più affilato del cassetto” per usare un eufemismo.

Tanto non cambia niente… Oppure, cambia tanto. Un leghista agli Stati no, non ce lo mando solo perché sono troppo arrabbiato per votare. E così oggi andrò al seggio e metterò una risicata crocetta su Abate, pensando che è una crocetta in meno per Ghiggia e per coloro che gli tirano la volata.

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