Politica familiare sotto attacco

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Di

20151109weibeldi Rosemarie Weibel

Il Tribunale federale, con due sentenze del 27 ottobre 2015, ha posto fine a un attacco alla politica a sostegno delle famiglie del Canton Ticino, condotto sotto la guida del Dipartimento delle Istituzioni. Attraverso un’interpretazione estensiva della legge federale sugli stranieri e una reinterpretazione della legge cantonale sugli assegni familiari, l’ufficio per la migrazione ha iniziato a ritirare i permessi di soggiorno alle persone le cui famiglie facevano capo a questi aiuti, equiparandoli a prestazioni assistenziali. Escludendo così di fatto una parte importante della popolazione in Ticino da quello che è uno strumento di politica a sostegno delle famiglie.

C’è voluta la massima autorità giudiziaria per ricordare lo spirito di queste prestazioni: non assistenziali, ma uno strumento pensato per coprire il costo aggiuntivo di un figlio. Il loro obiettivo è quello di creare, nei casi di ristrettezza economica, le condizioni materiali atte a favorire l’educazione del bambino, evitando che il genitore, o i genitori, siano costretti dalle loro precarie condizioni economiche a rinunciare ad accudire i figli secondo le loro aspettative. Questo anche nell’ottica di migliorare le pari opportunità tra uomo e donna, affinché le decisioni di una coppia in merito alla scelta di avere dei figli ed alle modalità di ripartizione del tempo disponibile tra il lavoro professionale e la cura ed educazione dei figli non debbano essere condizionate da considerazioni di natura finanziaria.

Detto diversamente, i permessi per stranieri non possono essere revocati per dipendenza dall’aiuto sociale a quelle famiglie (che vivono in Ticino da almeno 3 anni) che fanno capo agli assegni famigliari integrativi (AFI) o di prima infanzia (API).
Ora l’attacco viene portato avanti sotto la guida del Dipartimento della Sanità e della Socialità, che nell’ambito del preventivo 2016 propone di limitare gli AFI/API ai soli titolari di permesso C da oltre 3 anni, il che è un po’ come dire che il diritto dipenderà da origini e ceto: infatti, a dipendenza del paese di origine, possono passare non 5, ma 10 o più anni prima di ottenere il permesso C, e per chi è in una situazione economica precaria forse non arriva mai. Ma i bisogni dei figli dipendono dalla nazionalità e dallo statuto di soggiorno dei genitori?

Per chi volesse approfondire: https://rweibel.wordpress.com/2015/11/08/gli-assegni-integrativi-e-di-prima-infanzia-sono-strumento-di-politica-familiare-non-prestazioni-assistenziali/ o seguite le novità su www.bger.ch: le sentenze vi verranno pubblicate nei prossimi giorni.

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