Progetto cicatrice

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Di

20151016Allegri

di Lara Allegri

Ho 42 anni, sono in buona salute. Una donna come ce ne sono tante, non particolarmente bella e non particolarmente brutta, semplicemente io. Donna complessata, con la fissa dei chili di troppo e delle smagliature. Una brutta cicatrice sotto il braccio sinistro, ricordo di un passato in sala operatoria.

Una cicatrice ingombrante, brutta, che nel limite del possibile cerco di nascondere. Vietate le magliette senza maniche. Ho già provato a sistemarla chirurgicamente, ma è sempre lì e non posso fare altro che tenermela.

Come spesso mi capita, faccio passare distrattamente i vari post in Facebook. Un “mi piace” di qui, una condivisione di là, e poi mi colpisce un post che proprio non mi piace.

Foto di donne, dai 18 ai 35 anni, a seno scoperto. Non sarebbe sicuramente una gran novità se non fosse perché queste donne sono tutte mastectomizzate: a tutte queste donne sono state asportate una o entrambe le mammelle a seguito di un tumore.

Scorro le foto. All’inizio faccio fatica a guardare quei corpi feriti. Poi guardo i volti: alcune ridono spavalde, altre mostrano un po’ di vergogna, una piange.

Sento dentro di me la loro sofferenza. Sofferenza di una che il tumore al seno ce l’ha nel DNA: mia nonna e mia madre si sono ammalate giovani e io da anni mi sottopongo a controlli regolari. Ogni anno pare di fare la roulette russa: visita medica, mammografia e sonografia mammaria. Ogni anno dopo il responso riprendo a respirare, dicendomi che non è ancora il momento. Che per ora l’ho scampata.

Non è paura di morire: sia mia mamma sia mia nonna sono guarite. Ricordo la chemio e la radioterapia. Ricordo la stanchezza che è sopraggiunta. Ricordo la grinta per andare avanti nonostante tutto.

È paura di doversi guardare allo specchio e riconoscersi diversa. O di non riconoscersi proprio. Paura di non piacere più al proprio compagno, paura che gli altri vedendomi vogliano distogliere lo sguardo perché impressionati.

Riguardo la galleria fotografica e ora le vedo con un occhio diverso. Hanno lo sguardo e la consapevolezza che hanno i soldati al ritorno da una guerra. Hanno provato un enorme dolore per tutto quello che hanno passato, ma sono stupende.

La cicatrice per queste donne è simbolo della loro vittoria personale sulla morte.

E allora decido di condividere il post, nella speranza che qualche mia amica, vedendole, si interroghi sull’importanza della diagnosi precoce. Lo faccio per questo, ma soprattutto perché spero che un giorno, se il tumore si svilupperà, anch’io saprò vincere la battaglia e mostrarmi fiera del mio essere donna, nonostante la ferita.

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