Putin e il recinto sacro

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Di

20151118zanolaridi Libano Zanolari

Parlare di sport nei giorni in cui pochi seguaci del califfo Al Baghdadi, sparando nel mucchio o facendosi esplodere, causano più morti dei Mirage francesi e dei Sukhoi russi su Raqqa? Si può, anzi si deve, proprio perché, malgrado due partite rinviate (Belgio-Spagna e Germania-Olanda) molte altre hanno confermato l’importanza del messaggio sportivo, a maggior ragione valido proprio di questi tempi: a Londra inglesi e francesi hanno reso onore ai caduti innocenti di Parigi, all’Europa e alla sua antica civiltà.

È vero: non tutti gli attori protagonisti in campo e sugli spalti hanno intonato “La Marseillaise” e nemmeno “God save the Queen”, come non tutti i rossocrociati, pochi anzi, hanno cantato l’inno svizzero a Vienna contro l’Austria. Ma a Wembley, in una cornice di grande impatto, i popoli di due grandi nazioni, non sempre amiche, hanno celebrato l’Europa e i suoi valori: ragazzi di tutte le etnie e religioni hanno capito il momento di cui erano protagonisti, una volta tanto per i valori autentici che lo sport (di cui non sempre sono portatori consapevoli e sani) trasmette: perché il primo messaggio non è quello del risultato (magari da “derby”) ma proprio quello della partecipazione, della competizione leale nel rispetto di ogni diversità politica e religiosa, secondo regole accettate da tutti, e senza spargimento di sangue, proprio come nel recinto sacro di Olimpia dove la migliore gioventù si misurava scagliando il giavellotto “puntuto” caro a Omero non contro la falange nemica, ma il più lontano possibile, messaggio di straordinaria potenza che esercita tutt’ora un suo fascino sulla gioventù di tutto il mondo. In opposizione a un’altra che costringe tutti gli altri a pensarla come loro, pena la morte, propria e altrui, gettando una luce inquietante non solo sul loro Dio, ma sui dogmi di tutte le religioni.

Anche il recente scandalo dei controlli anti-doping manomessi in Russia ha confermato l’importanza che lo sport, per quanto corrotto (come la nostra società) riveste per l’intera umanità, e per le Nazioni, oggi come ai tempi di Pindaro (“Nulla brilla più della vittoria ad Olimpia”) .Vladimir Putin, uno degli uomini più potenti al mondo, dopo aver respinto come attacchi politici le accuse sulla collusione del suo Stato con i test fraudolenti, di getto ha minacciato boicotti e ritorsioni (come aveva fatto l’Unione Sovietica sino al 1952 a Helsinki) per poi accettare le sanzioni: la perdita della Coppa del mondo di marcia e dei Mondiali juniores, la sospensione di molti suoi atleti, la rimozione dei dirigenti corrotti e una gestione esterna dei suoi laboratori accreditati. L’uomo che contro la volontà degli USA e della Nato ha riportato a casa la Crimea, russa dal 1784 (ceduta da Kruschev nel 1954 all’Ucraina sovietica), l’uomo che, prima contestato, ora benedetto, attacca Daesh in Siria, l’uomo che si allea alla Francia, minacciato d’espulsione dal recinto sacro di Olimpia, cede su tutti i fronti legati allo sport: Parigi oggi come mai, val bene una messa, un compromesso come fra i nemici di un tempo, protestanti e cattolici.

Le Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016 pure, a costo di una figuraccia e di un’ammissione di colpa. La grande Storia nel bene e nel male giudicherà Putin. Quella minore (ma non troppo) dello sport lo ha già fatto: Putin, salvando la Russia olimpica, ha contribuito a salvare all’intera umanità il recinto sacro agli Antichi, colmo di significati anche per noi.

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