Quello che non uccide

Di

libridi Daniele Fontana

Mi è piaciuto. Sì, “Quello che non uccide” (la quarta puntata del celeberrimo Millenium) di David Lagercrantz mi è piaciuto. E mi ha intrigato sotto diversi punti di vista.

Lasciamo stare tutte le questioni ereditarie e la furbata editoriale di affidare a un altro scrittore la continuazione di una trilogia diventata ormai leggendaria. Ma già solo questa cosa, che dovrebbe far gelare le vene, me lo ha reso simpatico. Provate un poco a mettere in gioco la vostra faccia riprendendo la penna di uno (Stieg Larsson) morto nell’anticamera di un successo mondiale.

Il lavoro che ha fatto Lagercrantz a mio giudizio è stato notevole. 500 pagine per un thriller che ha saputo essere fedele alle sue tre puntate precedenti ma da cui nel contempo ha saputo distinguersi in modo raffinato. A cominciare dalla modalità narrativa.

Larsson di fatto scriveva sceneggiature. Leggendolo pareva di assistere già a un film d’azione dal ritmo mozzafiato. Lagercrantz invece no. Plasma con più dolcezza la sua materia. La lavora prendendosi il tempo. All’azione muscolosa (che comunque c’è) preferisce quella indagatoria.

Poi sfrangia gli zuccherini furbetti impiegati da Stieg. Il sesso libero di taluni protagonisti, i piaceri bisex di Lisbeth Salander. Qui ci sono, certo, ma come dato di realtà biografica, non come sex appeal.

Il cuore del thriller pulsa sull’intersezione tra i misteriosi processi della mente di un bimbo savant e quelli inquietanti del web profondo, del Grande fratello e dell’hackeraggio estremo. Grande il lavoro di documentazione attivato (riesce già ad accennare alla app svizzera Threema), sapiente quello di narrazione dispiegato.

E per finire lei, Lisbeth Salander. La vera assoluta protagonista di questo quarto volume. Liberata da una marginalità a volte al limite del patologico, qui è figura piena, a tutto tondo. Protagonista matura, consapevole, dominante. Al punto da relegare in secondo piano il profilo a suo tempo diventato anche ingombrante di Mikael Blomqvist.

Sì, “Quello che non uccide” vale proprio una lettura.

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