RSI e “Linea rossa”: covi di comunisti?

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Di

20151127mordasinidi Corrado Mordasini

20151127mordasini2“I soliti ragazzi dei centri sociali invitati a dire troiate. Possono chiamarla linea di sinistra. Voi parlate noi ridiamo.”

Questo è un post pubblicato su Facebook da un ragazzo, supponiamo, di Destra in relazione alla trasmissione della RSI rivolta ai giovani, “Linea rossa”. I commenti dei suoi amici passano da: “zecche rosse” (un grande classico) al commovente “se ci vado rischio di vomitare in diretta”, passando per “già l’aggettivo che segue il nome non vi dice qualcosa?” e “…programma più inutile e demenziale del mondo”. Ci sentiamo in dovere di chiedere lumi, questi giovani di Destra avranno mica tutti torto, o no? Eccoci allora al telefono con Silvia Spiga, la conduttrice del programma.

Silvia, allora, “Linea rossa” è un covo di rossi e di ragazzi dei centri sociali?

“Sai, di commenti così ne capitano ogni tanto sulla nostra pagina. Io, dal canto mio, ho sempre invitato chi ci rivolgeva queste accuse a venire in trasmissione per esporre le proprie idee. Però è difficile, non si presentano. D’altronde, sarebbe complicato per me come conduttrice tenere una trasmissione di dibattito, che affronta tutti i temi legati ai giovani, senza un contraddittorio, no?”

Ma è difficile venire in trasmissione? È difficle far sentire la propria voce? Non è che alcuni sono marginalizzati?

“Assolutamente no! Sulla nostra pagina c’è il formulario per venire in trasmissione, ed è facilissimo accedervi, basta rispondere a tre domande. Poi si viene chiamati, si fa un piccolo provino e si può venire in trasmissione, a patto che si abbiano delle idee da proporre e da dibattere. Nessuna preclusione, anzi, Nicholas Marioli della Lega è stato spesso nostro ospite e ha addirittura difeso la nostra trasmissione sul “Mattino della Domenica”, dicendo che è equa ed equilibrata.”

Abbiamo ulteriormente approfondito il tema, e l’abbiamo fatto contattando anche il produttore di “Linea rossa”, Nick Mottis.

Nick, dunque nessuna preclusione per i giovani diciamo… di Destra?

“No, per niente, come diceva Silvia, noi senza contradditorio non possiamo esistere. Alla base della trasmissione c’è il dibattito, dunque, per assurdo, è nel nostro interesse avere giovani che hanno posizioni diverse sui vari temi. Le critiche sono sempre le solite, ma noi non prendiamo posizione, facciamo uno sforzo tremendo per essere equi, e abbiamo sempre lavorato a carte scoperte.”

Ma allora scusa Nick, la sensazione che hanno questi ragazzi da dove viene?

“Guarda, io ho lavorato 10 anni in Inghilterra e questi problemi laggiù erano impensabili, era un’altra dimensione. Sentire questi discorsi mi ha lasciato a bocca aperta. Arrivato qui mi sono accorto che il clima è di tutt’altro tipo. Penso che certe persone siano un po’ prevenute. Le nostre trasmissioni si sono basate su vacanze e trasgressione, cibo e consumi, faremo qualcosa sul lasciare il Ticino e andare all’estero, sono temi universali, sinceramente non capisco queste critiche.”

Un’ultima cosa, ma… “Linea rossa”? Un richiamo alla Sinistra?

“No, (ride) all’inizio semplicemente simboleggiava una linea di divisione, dove due fazioni, pro e contro, avrebbero dovuto confrontarsi. Poi col tempo ci siamo accorti che le divisioni spesso non sono così radicali, e allora la linea rossa è diventato un ideale fil rouge tra un tema e l’altro, nessun legame con la Sinistra, anzi, io sono qui da soli due anni, ma se non sbaglio il nome deriva da “La sottile linea rossa.”*

Allora che diciamo a questi ragazzi?

“Le critiche sono giuste, ma venite a farcele in trasmissione. Come detto la porta è aperta e l’accesso al nostro sito facilissimo.”

* “La sottile linea rossa”, è un riferimento a un verso di una poesia di Rudyard Kipling: “Tra la lucidità e la follia c’è solo una sottile linea rossa”, poi ripreso nel titolo del romanzo di James Jones sulla battaglia di Guadalcanal nella Seconda guerra mondiale e nel film omonimo di Terrence Malick, vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino del 1999.

 

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