Storie da Berlino

Pubblicità

Di

20151019laurencedi Élise Laurence

Ebbene, da dove cominciare?

Ho lasciato casa esattamente due mesi fa. Stavo in quel di Galbisio, per essere precisi, e vivevo sulla curva più pericolosa della Cantonale: posso affermare che spesso la mia sveglia erano le macchine che si schiantavano contro il muretto di casa. Ogni giorno, mi svegliavo alle 6 in punto (tralasciando i ritardi) e alle 7 ero sul bus in direzione della stazione di Bellinzona per andare a studiare allo CSIA di Lugano.

Questa è stata la mia vita per circa 4 anni, tra una birra e una grigliata qua e là coi soliti amici. Niente di troppo interessante.

Ho 20 anni e ho studiato arte. Potrei dire sia questo il motivo principale che mi ha spinto ad andare a Berlino. Sì, potrei certamente affermarlo, ma sarebbe una menzogna. La verità del mio spostamento è senza dubbio anche legata al mio interesse verso il campo creativo, che qui risulta assai ricco, ma è ancora più lecito perché qui la vita è totalmente diversa. Vi spiego cosa vedo, cosa sento, dove ricadono maggiormente i miei sentimenti e dove i miei occhi posano in parte con il mio cuore.

Questa grande città ha mille e mille volti. e non mi riferisco solo alla gente. È un dato di fatto che, se incontri una persona, hai 1 possibilità su 10 mila di rivederla e poterla riconoscere. E hai ancor meno possibilità di camminare per strada e pensare: “Ah! Guarda un po’, c’è il Gianni, sicuro sta andando dalla Maria a bere il caffè!”

Arrivare da un territorio come il Ticino è un misto tra delirio, paura e confusione, ma è al contempo travolgente e in qualche modo fantastico. Posso dire di aver scoperto una nuova persona in me da quando vivo in questa metropoli: mi sento finalmente umana, più sensibile e più vicina a quello che mi circonda. Ho combattuto la mia timidezza, la mia paura del confronto, ho sconfitto il senso di diversità perché qui non esiste regola.

Qui non esiste il “Berliner” come in Ticino si insiste nel voler affermare che esiste il “Ticinese”. Qui vivono persone che arrivano da tutto il mondo, che parlano lingue diverse senza esser guardate male dal vicino sul tram.

Non mi vergogno nel dire che ho accantonato un sacco di pregiudizi, non ho più paura della gente. Non ho paura di stare tra la massa, non mi sento persa ma mi sento parte di qualcosa. Avevo questo ideale strano, prima di andarmene, che nelle grandi città non esiste un senso di unità. Questa strana sensazione dove tutto corre e non c’è il tempo di guardare in faccia il prossimo. Ma non è la verità.

Berlino è piena di barboni ed è piena di persone ricche e pullula di ristoranti italiani gestiti da turchi e ho pure scoperto l’esistenza di un kebabbaro dal nome “Nano” e, pensando al defunto leghista, questo mi ha fatto assai sorridere.

Attualmente sto parlando una lingua strana: l’ho chiamata col nome “Italtedeschinglese” ed è veramente articolata… quasi più del dialetto!

Detto questo, saluti da Berlino!

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!