Che belle le tradizioni!

Di

tacchinodi Michaela Scalabrini

Le tradizioni sono bellissime, portano armonia e buoni sentimenti, riuniscono le persone, ma quando questo complesso di valori e modelli trasmessi si basano sul sacrificio di un essere vivente, cosa vanno a simboleggiare?

A Pasqua si cucina l’agnello, a Natale il tacchino, in tutte le nazioni del mondo per le molteplici festività vengono portati in tavola svariate specie di animali, cervi, oche, maialini, salmoni, capponi, cinghiali cucinati tutti con i migliori sentimenti, d’amore e di gratitudine. Al di là dell’etica e dell’empatia verso questi esseri indifesi che vengono fatti nascere al solo e unico scopo di sfamare gli esseri umani, vorrei lasciarvi due dati: ogni anno vengono uccisi 170 miliardi di animali, 450 milioni al giorno, 19 milioni ogni ora e 5400 ogni secondo. Proprio ora mentre leggi questa riga 50 mila animali sono stati uccisi, inutile dire che non muoiono di vecchiaia.

Le nostre tradizioni ci portano anche a scegliere chi mangiare, ad esempio nei Paesi asiatici si mangiano anche cani e gatti, animali che solo il pensiero di vederli fritti suscita in noi disgusto e compassione, teneri cuccioli che vengono serviti a tavola. Per noi questo è inconcepibile e lo consideriamo una cosa disumana, il problema è che se lo pensi mentre addenti una costina di maiale il tuo dissenso non ha senso. Qualcuno ha affermato che se i macelli avessero le finestre quasi tutti saremmo vegetariani. Se volessimo davvero indagare su che vita conducono e come muoiono gli animali da macello il consumo di carne diminuirebbe drasticamente. È proprio vero mangiare carne fa molto male, sì, agli animali! Ci sono anche molte sagre e feste dove gli animali sono i protagonisti assoluti, ad esempio in Spagna c’è la tanto onorata corrida. Dura circa un’ora e mezza e durante questo tempo sono uccisi sei tori. C’è il palio di Siena, la sagra dei osei e la palombella di Orvieto, dove una colomba bianca viene inserita in un tubo di plexiglass, fissata a una raggiera metallica contornata da mille petardi scoppiettanti e fatta scendere in velocità dal campanile della chiesa lungo un filo metallico.

Questa è la sceneggiata che rappresenterebbe lo spirito santo che discende sugli apostoli illuminandoli, la colomba, considerata l’icona dell’evento, in realtà non è altro che un animale imprigionato e relegato al ruolo di vittima sacrificata in nome di una ritualità che resta immutata da secoli. Eh sì, le tradizioni sono davvero bellissime.

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