Contro il terrorismo ci vogliono bambini-soldato nelle scuole*

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Di

pamini palindi Hans Müller

Mi sono convertito al Paminismo. Il Paminismo, fondato dal deputato in Gran Consiglio Paolo Pamini (La Destra), è una corrente neocon che si rifà alle illuminate politiche di Sarah Palin e Paul Wolfowitz. È solo grazie al Paminismo che la Svizzera potrà uscire indenne da questo cupo periodo segnato dalla paura e dal terrorismo. E ci farà anche dei soldi.

Ma veniamo al punto. Paolo Pamini, in un’opinione pubblicata sul “Corriere del Ticino”, spiega che per combattere il terrorismo (per esempio la strage di Parigi o quella di San Bernardino in California) c’è una soluzione “contro-intuitiva”, “favorita dalla storia e dall’esperienza”: promuovere il più possibile la circolazione di armi e facilitare il libero porto d’armi tra civili. Per Pamini è anche immaginabile che nella scuola dell’obbligo vi siano regolari lezioni di tiro. Si potrebbe iniziare da una semplice Beretta all’asilo per arrivare gradualmente a un M4 alle Elementari e poi a una bella Uzi alle Medie.

Pamini ha ragione, e l’esempio che porta è incontestabile. Credete davvero che gli autori della strage al Bataclan sarebbero riusciti a compiere quel massacro se, all’interno del locale, ci fossero stati normali frequentatori armati di pistola o armi semi-automatiche? No! Sarebbero tutti stati neutralizzati subito, e nessuno si sarebbe fatto male.

Ecco perché Pamini ha ragione:

  • Più armi ci sono in circolazione, maggiore sarà la paura per i terroristi di compiere i loro attentati. E se anche i bambini saranno armati e sapranno usare una pistola, anche loro si sentiranno più al sicuro.
  • Nelle scuole la presenza di allievi armati diminuirebbe il fenomeno del bullismo (o perlomeno ridurrebbe il numero di bulli, visto che si beccherebbero una pallottola nel cranio).
  • Nelle scuole i corsi di tiro dovrebbero comunque per logica essere organizzati durante le ore di religione cattolica (per assicurarsi che a sparare imparino solo gli alunni cristiani e non i musulmani).
  • Un facilitato accesso di armi nelle scuole avrebbe come effetto collaterale un rischio accresciuto di stragi nelle scuole stesse (come alla Columbine High School), che può però essere relativizzato. A morire infatti è generalmente il “più debole” (l’obeso che occupa più spazio e non riesce a scappare o a nascondersi, l’infermo, lo strafatto, l’hippie che tenta di fermare gli assalitori con un fiore) e dunque colui che nella sua vita avrebbe comunque contribuito in misura minore all’arricchimento della Società.
  • In ogni caso le stragi possono anche trasformarsi in fonte di guadagno. Comprando armi si aiutano le aziende produttrici (e l’economia cresce).
  • Organizzando corsi di tiro si aiutano gli istruttori (magari ex veterani). In più le stragi contribuiscono a foraggiare il fragile mercato delle pompe funebri e degli ospedali (meglio se privati), dei produttori di metal-detector e dei giubbotti anti-proiettile.

Insomma: visto che il Natale si avvicina, quale regalo migliore per il tuo bambino se non un bel AK-47 sotto l’albero?

Chiudo l’articolo citando di nuovo Paolo “Pam-Pam” Pamini: “La miglior garanzia di pace e libertà è una popolazione armata, capace di utilizzare l’arma in caso di necessità, regolarmente allenata al tiro, che ne ha un profondo rispetto e che non la considera un giocattolo bensì garanzia di libertà e di protezione contro la massima violazione della proprietà del corpo. Non a caso, da sempre, le dittature sia di destra sia di sinistra hanno come prima misura disarmato la popolazione per evitare ribellioni”. Giusto!

*Questo articolo è stato finanziato dalla National Rifle Association.

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