Dio, perché ci fai questo?

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Di

cucina e consumidi Olaf

Che gli inglesi mangiassero male è risaputo, ma che giungessero a tali livelli di abominio nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Gli è che nel Regno Unito e nell’ex colonia che sta dall’altra parte dell’Atlantico si sta compiendo un disgustoso delitto gastronomico. È boom di vendite di caviale, che però invece di finire su minuscole tartine, possibilmente imburrate, o su altri piatti che ne esaltino la sua pregiata rarità viene usato come grossolano condimento di pizze e hamburger.

Secondo “The Daily Telegraph”, la catena di supermercati di fascia alta Waitrose ha visto raddoppiare le vendite nell’ultimo anno proprio in virtù di questa moda, che molti buongustai criticano ma che alcuni chef – ma davvero vogliamo continuare a chiamarli così? – invece abbracciano nei ristoranti di Londra e New York, dove vengono proposti hamburger e pizze superlusso con le preziose uova al costo di migliaia di euro.

E qui ovviamente il re si spoglia e rimane come mamma l’ha fatto. Il motivo di cotanto scempio, giustificato con arzigogoli gastro-filosofici, è semplicemente il vil denaro, guadagnato alle spalle di ricchi gonzi che pur di essere à la page farebbero qualsiasi cosa.

E poi quella del caviale proposto caldo su pizze e hamburger non è mica un’invenzione anglosassone. Anni fa ho avuto purtroppo il dispiacere di gustare una tartina di caviale gratinata al pecorino, ignobile invenzione di uno dei tanti pluristellati che ogni giorno ammorbano i nostri canali televisivi. Uno dei piatti peggiori che abbia mai mangiato, dissi a bassa voce per evitare di essere sacrificato sull’altare (una stufa?) dai devoti fedeli di uno dei nuovi dei di questo secolo. Che ovviamente trovarono “questo ardito accostamento di gusti, che rivisita la tradizione della cucina alta tramite un ingrediente della nostra cucina povera, demistificandola e demitizzandola”, semplicemente divino.

Ma vuoi mettere un panino alla mortadella o al salame?

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