I luoghi del denaro

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Di

libridi Daniele Fontana

Stringe la bimba a sé. Forte, come forte è la luce che si sprigiona dai suoi occhi.

«Mici, piccolina, abbiamo una casa! Tutta per te.»

«Beata euforia. Che il cielo ve la mandi buona. E che i tassi vi siano propizi…»

Marco, 45 anni, consulente alla clientela di un grande istituto di credito, osserva madre e figlioletta con sguardo stanco, opaco. C’è tutta la polvere di una vita in quegli occhi. Una polvere soffiata da lontano. Che, a ben guardare, si è levata sin dalle terre aride del Nevada e dello Utah. Quando anche là non una ma decine e centinaia di famiglie come questa hanno cominciato a metter su, mattone dopo mattone, i propri sogni. E la malta erano i crediti immobiliari che piovevano loro addosso anche senza che avessero le spalle per sopportarli.

L’onda anomala

Poi è successo quel che è successo. Il mare della liquidità si è ritirato per chilometri, in un silenzio cupo e minaccioso. E subito dopo è arrivata l’onda anomala che tutto ha travolto, sino a oceani e continenti di distanza. «Io in quel maremoto mi ci sono trovato dentro. Prima in un ottovolante immenso, poi spazzato via. Insieme a tanti altri, in fila, le nostre cose raccolte in scatole di cartone che, dalla sera alla mattina, ci han detto di portar via. Con noi dietro. La banca è fallita, si chiude».

Poco più che trentenne, pieno della baldanza del suo sapere e della sua giovinezza, tenendo per mano la sua ragazza di sempre Marco era volato verso la Grande Mela. Una banca, copartecipata da un grande istituto di credito elvetico, gli aveva offerto un impiego. Un’occasione unica, il trampolino per una carriera piena di promesse. «Al fronte abbiamo lavorato bene, ma sul serio. Noi non c’entravamo nulla con quel caos dei subprime. Che ne sapevamo noi di formule matematiche tirate in piedi per rifilare ad altri i disastri di quel costruire sogni anche per quelli cui non è permesso sognare?»

L’onda di piena, devastante come quella del Vajont, ha trasformato la vita di Marco in fango e morte. Negli affetti se non nei corpi veri e propri. Tornato a casa ha perso anche moglie e figli. Troppo difficile, troppo doloroso sopportare insieme tutto quello smarrimento.

Ora eccolo di nuovo qui, con il suo sapere, il suo mestiere, ma mille anni in più nel cuore. Quei sogni, che laggiù attecchivano persino nel deserto del Nuovo Messico, da noi si alimentano solo con dosi rigide di ragionevolezza e di calcoli (queste almeno sono le consegne ufficiali). «Io a voi i conti in tasca li ho fatti perbene. Anche più di quello che mi sarebbe bastato. E allora, giovane Era, fragile divinità del parto e del matrimonio, vai leggera incontro al tuo sogno. Non ci sarà un’onda anomala ad attendervi. Solo quelle che il destino ha già messo in moto per voi. Da qualche parte nel tempo e nello spazio».

Nella notte le luci

Ma lei quelle parole non le sente. Lei in quel sogno, con la sua bimba e il giovane compagno seduto al suo fianco, c’è già. È un sogno fatto di casa e di cose. Di mutui e di denaro contante. Guadagnato con fatica e risparmiato con metodo. È la pianificazione accorta di una vita. La lotta minuziosa e quotidiana dell’evoluzione e della sopravvivenza. Che non vuole, che non può curarsi delle leggi, quasi metafisiche, che governano gli universi del denaro e dei palazzi che lo ospitano. Lei sta molto più giù, a una delle milioni di bocche di fiume in cui il denaro si fa oggi linfa insostituibile.

È tardi quando Marco lascia il suo ufficio. Fuori, appena sopra i bagliori elettrici della città, la notte è scura. Il cielo è attraversato da baluginanti correnti fosforescenti che, come aurore boreali, scrivono nel buio il bilancio, incerto e cangiante, dei nostri percorsi. Quanti e quali pigmenti di denaro ci saranno in quell’inchiostro? Quanto di nero e quanto di luminoso, splendente come queste stelle?

Marco scruta la notte. A Settentrione, nel cielo fondo, si staglia la Croce del nord. Il suo arco, teso a indicare il futuro, e la freccia pronta. Anche a conficcarsi nel cuore.

Il presente racconto è stato pubblicato sul settimanale Ticinosette

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