Il meno peggio

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Di

parmelin guydi Bruno Samaden

Se viene eletto in Consiglio federale un rappresentante dell’UDC che nel 1992 si dichiarò a favore dello Spazio Economico Europeo e che in gioventù rimase affascinato dagli studi sulla Rivoluzione d’Ottobre vuol dire che nella vita va bene qualunque cosa, che i preconcetti ormai sono tutto esaurito.

Debole per curriculum e statura politica, scarsa conoscenza delle lingue (si narra di un inglese allucinante), un profilo bonariamente agrario e contadino: insomma, come ha fatto Guy Parmelin a finire in Consiglio federale? Pare lampante che davanti al “tricket” proposto (leggasi: imposto) dai Democentristi si sia scelto il meno peggio. E d’altronde questa era l’unica possibilità di scelta rimasta ai membri delle Camere. Quando ti trovi tre nomi tra i quali sei obbligato a scegliere, quando ti viene detto che se scegli un altro esponente non presente nel “tricket” quell’esponente viene espulso dal suddetto partito, quando sei legato mani e piedi che devi fare? Fai esattamente questo: voti quello che ti sembra essere il meno peggio, ti vai a cercare il male minore. E a questo riguardo, Lorenzo Quadri invece di fare lo stizzito dicendo che è stato eletto “il meno UDC tra gli UDC” dovrebbe chiarirsi con Toni Brunner.

A favore di Parmelin hanno giocato più gli eccessi dei suoi due rivali che la sua (presunta) moderazione. Se saprà essere un buon Consigliere federale lo sa solo lui. Noi lo attendiamo al varco.

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