Il partito della retromarcia

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Di

maurer italiadi Bruno Samaden

E dire che c’avevamo provato a spiegare che votare UDC e compagnia non sarebbe servito a niente, che la bacchetta magica non esiste, che ricette miracolose non se ne vedono e che, soprattutto, bisogna stare attenti a chi parla alla pancia della gente senza considerare minimamente il suo cervello.

Democentristi e Lega stanno forse – forse, eh – iniziando a capirlo: Ueli Maurer, prima ancora di spostare i suoi effetti personali alle Finanze, ha ampiamente fatto capire che sui rapporti con l’Italia non c’è proprio nulla da fare, che bisogna andare avanti come fatto dalla odiata Widmer-Schlumpf, che di alternative non ce n’è. Non ci sono ripensamenti sui negoziati fiscali con l’Italia, insomma. E l’odiata traditrice grigionese? E le polemiche in campagna elettorale? E i Marco Chiesa e i Lorenzo Quadri? Niente, si scherzava. Come sempre, quando si parla dell’ultradestra svizzera e ticinese.

Basti pensare alla marcia indietro di Christoph Blocher sul 9 febbraio, alla grancassa sull’immigrazione suonata all’impazzata che è stata silenziata al minimo cenno del tribuno, alla clausola di salvaguardia immediatamente diventata panacea di tutti i mali e i contingenti, toh guarda, diventati irrealizzabili. E in tutto questo bel quadretto la nostra stampa, soprattutto quella che si autodefinisce “indipendente”, che fa? Niente, nicht. Alla retromarcia di Blocher fu dedicato un boxino a fondo pagina, alle dichiarazioni di Maurer sui siti online si son trovate solo poche righe. E son gli stessi che s’incazzano con il servizio pubblico.

Citando Marco Travaglio, “questi ci pisciano in testa e dicono che piove.”

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