Il parto ai tempi di Facebook

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Di

bambinidi Carol Bernasconi

I tempi cambiano. Spesso siamo vittime delle mode del momento, altre volte invece il cambiamento riflette un’evoluzione delle persone.

Ricordo la mia prima gravidanza con stati d’animo diversi… La gioia di sentire la vita crescere dentro di te, la voglia di condividere la notizia con le persone che ami, l’emozione della prima ecografia, l’obbligo di stare a letto per mesi per delle complicazioni, la paura del parto. E poi le voglie strane, l’aumento di peso che mi faceva assomigliare a una mongolfiera, non riuscire a guidare per la pancia troppo grande, poter mangiare solo con il piatto appoggiato sulla pancia…

Tutto questo l’ho condiviso con la mia famiglia, i miei amici più cari e soprattutto con mio marito. A quei tempi i social network non esistevano ancora, i cellulari erano meno performanti, le foto si facevano con la macchina fotografica. Eppure parlo di 13 anni fa, non di secoli.

Uso Facebook per comunicare con le persone, mi piace condividere momenti della mia vita e della mia giornata con loro e sicuramente lo avrei fatto anche per la mia gravidanza. Ma mi sono data dei limiti, che non ho mai superato. Ci sono momenti che devono rimanere privati o che si possono condividere con le persone giuste. Per me il parto è uno di quei momenti.

Che partorire sia un evento naturale si sa dalla notte dei tempi. Che sia una passeggiata è tutta un’altra faccenda. Ci sono donne che ci mettono un’ora e che tornate in camera sembrano uscite dall’estetista. Le invidio, lo ammetto. Ci sono donne che decidono di partorire in casa. Un po’ invidio anche loro, soprattutto per il coraggio e la serenità che le ha spinte a prendere quella decisione.

Nel mio caso il parto è stato lungo, doloroso, faticoso e si è concluso in sala operatoria con un taglio cesareo d’urgenza dopo 17 ore di travaglio. La gioia di stringere il tuo bambino tra le braccia è un’emozione che ti fa dimenticare la fatica, ma se qualcuno mi avesse fatto una foto in quel momento di sicuro avrei bruciato fotografia macchina e forse anche fotografo.In quel preciso momento della mia vita, l’unica persona che volevo al mio fianco era il padre del mio bambino. Per altre donne può essere la mamma la scelta fatta o un’altra persona che senti più vicino a te.

Negli Stati Uniti è arrivata la moda del “party party”. Si invitano amici e parenti in sala parto, si chiama un fotografo professionista e ci si accomoda nella sezione degli spettatori dotata di posti a sedere con vista strategica sull’evento. Gli invitati sono all’incirca 15. Mi immagino gli amici che si passano i popcorn, commentano ogni contrazione, scommettono sulle varie dilatazioni, filmano e condividono sui loro profili Facebook. Mi chiedo se quando spunta la testa fanno la ola oppure si limitano ad applaudire. E al momento del primo vagito spariamo i fuochi d’artificio?

Viviamo nell’era dove apparire conta più che essere, dove un Like vale più di un sorriso o una tazza di caffè con un’amica. Dove il parto diventa un evento pubblico.

Ci sono emozioni che non si possono condividere con tutti, perché perdono valore. La gioia di quella notte rimarrà solo nel mio cuore e in quello di mio marito.

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