Il presepio del GAS

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Di

Gas Nataledi Gherardo Caccia

Se pensate che sto cascando nella solita polemica del “presepio sì, presepio no” all’interno dei luoghi pubblici vi sbagliate di grosso. Oggi è pura fantasia al potere.

L’ispirazione giunge dall’ormai famosa cultura napoletana dove, di anno in anno, nel presepio vengono inseriti personaggi più o meno famosi che hanno contraddistinto l’anno appena passato. E allora perché non provare ad allestire anche noi un presepio con quei personaggi che tanto ci hanno accompagnati in questo 2015. Una sorta di presepe in salsa ticinese. Proviamo.

Innanzitutto la Sacra famiglia lasciamola lì dov’è… nella zona del Mistero (come la chiamano i napoletani), niente implicazioni con figure sante e venerate. La prima cosa che ci appare ai nostri occhi è la goliardica Osteria di Via Monte Boglia, piena di salumi e insaccati messi ad essiccare il 9 febbraio, con la formaggella di Nante in cantina, vino a fiumi per il popolo sovrano e l’immancabile copia gratuita del Mattino sul tavolo, accompagnata da un mazzo di carte da gioco con le effigi del caro Nano. Al bancone l’Attilio con sü ‘l scusaa, al tavolo il buon Norman che beve per dimenticare la trombata in Consiglio federale, il Lorenzo e il Marco che giocano alle macchinine della formula E e il Robbiani addetto a buttare via la spazzatura (e Zali che lo sgrida perché non ha pagato la tassa cantonale sui rifiuti).

Più in là vi è un rudere, ricoperto dalla vegetazione presepiale di muschi e licheni vari: da un balcone semidiroccato fanno capolino Sergio Savoia e Franco Denti che come Duci decaduti si guardano attorno nella desolazione del loro maniero. Appoggiata a una colonna fatiscente Maristella Patuzzi suona malinconica il violino. Scendiamo a valle, verso il fiume, il fiume del tempo che scorre, della vita che fugge. Ai bordi del fiume, attorniati da pecorelle assetate e ochette festose, una strana coppia che sembra uscita da un libro di Guareschi osserva il tempo che passa, rimembrando i bei tempi in cui erano presidenti di partito: Saverio Lurati e Giovanni Jelmini. Sul ponticello, simbolo di trapasso dalla vita alla morte, di solito trovano posto i defunti dell’anno: non possiamo quindi esimerci dall’inserire un altro simbolo della cultura napoletana come Pino Daniele, che con i personaggi ticinesi ci sta come i cavoli a merenda ma a me piace così. Sulla strada per la grotta un pastore guida il suo gregge di pecorelle bianche e nere nella formazione tipo 4-3-3, è il pastore boemo Zeman, che da buona guida indica la via, anche se a volte le pecorelle si smarriscono.

Un altro pastore, che di bianco ha solo il bastone, è Manuele Bertoli, alla disperata ricerca della Scuola che verrà. Degli altri pastori sono attorno al fuoco a cuocere delle patate, uno di loro tenta di maneggiare la patata bollente della riorganizzazione ospedaliera con scarso successo, povero il nostro Beltrapastorello! Sulla salita finale che porta alla grotta un folle ciclista Rocco Cattaneo fatica per l’ardua strada intrapresa, soprattutto trattandosi di un liberale. Alla fine di tutto questo gran movimento di pecore, pastori, lavandaie e commensali vi è il pastore dormiente, per i napoletani Benino, che sogna, sogna forse un futuro migliore.

Poi ci sarebbe la Micocci, che io me la vedo bene nei panni di una seducente Maddalena… ma ne riparliamo poi a pasqua, Natalia.

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