In calo il traffico su Facebook: stiamo tornando normali?

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Di

20151104scarinci2di Jacopo Scarinci

Il popolo di Facebook è stanco. Nello scorso trimestre, infatti, solo il 34% dei proprietari di un profilo ha aggiornato il proprio stato, mentre il 35% ha condiviso qualcosa sulla propria pagina. Un anno fa le percentuali erano rispettivamente del 50% e del 59%. Ma quando piove poi grandina, e la vera notizia che fa tremare i polsi di Zuckerberg e compagnia è che solo il 65% degli utenti entra in media una volta al giorno sul social network. Inutile spiegare le ripercussioni di questo dato sulla pubblicità che incassa Facebook.

In un mondo sempre più tecnologico, come si spiegano questi dati in controtendenza rispetto alla vulgata secondo la quale ormai tutti i rapporti e le comunicazioni si conducono sui social network? Semplice: perché dopo un po’ ci si stufa. Ci si stufa di avere a che fare con dei troll, con dei neofascisti mai bloccati da standard della community dalle maglie troppo larghe, con chi scambia la propria bacheca per la sezione editoriali del “Washington Post”, con gente che ha profili falsi, con dei compagni delle Medie a cui eri sfuggito ma che ti hanno trovato manco fossero degli SWAT. Perché vivere davanti a un computer è alienante, perché le persone, se proprio si deve, è meglio incontrarle davanti a una birra o a un caffè rispetto rispetto che in chat.

D’altronde perché una persona normale dovrebbe frequentare Facebook e mettere il Like a qualche pagina di informazione per poi sorbirsi i commenti dei soliti minus habens da tastiera? Perché una persona normale dovrebbe vedere ciò che condivide altra gente, spesso roba talmente degradante che gli Aqua di “Barbie Girl” al confronto erano Chopin? E soprattutto: perché una persona normale dovrebbe sempre farsi i cazzi degli altri?

Nella vita dovrebbe essere importante sapersi fare i cazzi propri senza ammorbare il prossimo. Queste statistiche dicono che siamo nella giusta direzione.

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