La seduzione delle bollicine: il cava

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di Carla Norghauer

20151206norghauerCi sono peccati ai quali non provo nemmeno a resistere perché so che la rinuncia mi peserebbe molto di più della punizione. La lotta è nulla, soccombo al fascino delle bollicine senza opporre la minima resistenza… attenzione però, come ogni peccato che si rispetti (in particolare quelli di gola) deve esserci una selezione. Non tutte le bollicine sono uguali, o meglio: a me alcune seducono molto più di altre. Sarà per questo mio inspiegabile attaccamento alla terra di Don Quijote, in particolare ai vigneti di macabeo del Penedès, ma il cava spagnolo fa di me un’adetpa convinta. Sarà per l’alta concentrazione, appunto, di bollicine, sarà per quel suo gusto molto più secco, più brut di altri, ma il cava spagnolo mi rende felice.

Per la cronaca il miglior cava si produce in Catalogna (anche se i recenti tentativi di altre regioni cominciano a farsi notare) da generazioni. È una storia antica di famiglie che ne hanno ottimizzato il metodo utilizzando quello champenois (imparando dai più grandi) ma impiegando vitigni autoctoni.

Bene questo è quanto: esiste una vera e propria ruta (strada) del cava che un giorno sogno di percorrere (anche a piedi) e una vera e propria festa del cava nella seconda settimana di ottobre a Sant Sadurní d’Anoia dove potrei chiedere in ginocchio la cittadinanza onoraria. Cava tradizione e patrimonio culturale, esagero? Ma è amore.

È un amore nato per caso (come quelli più intensi) a scapito del buon vecchio prosecco italiano, sempre notevole ma troppo dolce oramai per il mio palato, e della vecchia signora francese, troppo audace ed esosa per il mio portamonete. Un amore che sta durando nel tempo e mi permette di scoprire continuamente nuove sfaccettature, colori, profumi… “A punto de frìo” è la condizione sine qua non per la degustazione: se sul bicchiere si forma una leggera patina di freddo la temperatura è perfetta. Gli abbinamenti sono innumerevoli: dal cudegot al jamon serrano non c’è limite. Se poi per le mani, o meglio in bocca, vi capita un “De Nit” (tradotto dal catalano: di notte) saprete esattamente che sapore ha il cielo di fine estate, quando il giorno lascia spazio alla sera e tutto attorno si tinge di un rosa tenue indescrivibile ma che sembra portare in se solo buoni auspici.

Il crepuscolo è uno dei miei momenti preferiti del giorno… e quando si materializza in una coppa a punto de frìo non chiedo nient’altro se non mio marito al mio fianco (di solito con una birra ma questa è un’altra storia) e una musica degna della prosa di Cervantes.

La seduzione è infinita ma, mi raccomando un po’ a malincuore, la consumazione è pur sempre con moderazione.

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