Libera volpe in libero pollaio

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Di

20151205zanolaridi Libano Zanolari

Complicato? Neanche un po’, ma attenti al trucco: a capo del pollaio viene nominata, amministratrice unica, la signora Volpe. Che è assistita dalla signora Martora, nutrizionista, dall’allenatore Mr. Procione, col suo secondo Mr. Micio. E i polli? Fanno i polli, chiaro, destinati alla padella: ma prima si divertono un mondo: razzolano nel letame maturo dove i succulenti lombrichi non mancano mai, hanno le pannocchie di mais delle Ande, i chicchi di riso Basmati, il pastone di farine biologiche e verdure dell’orto. E infine, l’acqua pura delle sorgenti alpine. E tutti vissero felici e contenti (prima dell’inevitabile morte) sino al giorno in cui qualcuno trovò il sistema indecente.

Ma come: noi ai pupi la raccontiamo diversa, se cresciuti seguono il cattivo esempio, dove va la società? “Nei lupanari assieme alla moglie di Claudio Messalina” avrebbe detto Giovenale, preoccupato per il comportamento delle severe matrone romane custodi dell’Impero, stranamente propense ad accoppiarsi con un gran numero di maschi. Quando gli fu detto che in seguito ai suoi giustificati timori era stato istituito il ruolo di custode della moglie (specialmente con il marito in guerra), Giovy (Decimo Giunio) proruppe in un accorato lamento di cui facciamo uso ancor oggi a quasi 2000 anni di distanza: “Quien custodiet ipsos custodeses?”. Noi invece di “custode” traduciamo con “controllore”, ma nulla cambia: Chi lo custodisce/controlla? Già, perché, per dire, se la bellissima Messalina chiama il pretoriano fuori dall’uscio e gli offre un drink? Si può sempre optare per un eunuco, ma anche lui avrà i suoi vizietti.

E ora? La cuccagna sembrerebbe finita. Dopo la Russia, cade il Kenya con grande dolore per molti appassionati e corridori della domenica cresciuti nel mito dei formidabili corridori della Rift Valley. 41 dopati negli ultimi due anni, sospesi per 6 mesi (ma va…) il presidente Kiplagat, il suo vice Okeyo e il tesoriere Kinyua. Rubavano i soldi dei fondi di sviluppo. Gli atleti hanno invaso e occupato le stanze delle Federazione, perché una parte del malloppo spettava loro. Poi magari correvano da qualche santone occidentale a farsi dare lo Stanozol e l’Oxandrolone. Tanto la Federazione keniana, stanziava dollari 2000 (due volte mille) l’anno per il controllo antidoping: quanto basta per 5(cinque) controlli e nemmeno combinati sangue-urina: in questo caso uno solo costerebbe 1500 franchi. Un momento: ma dicendo che l’atleta da controllare non era in casa? Non vale? No: la regola del “whereabouts” (dove sei, sei reperibile?) è chiara: arriva l’ispettore, devi fare pipì. Ti nascondi in soffitta o in cantina tre volte in un anno e sei  fritto, avevi evidentemente la coscienza sporca, vieni squalificato come se ti uscisse il Nandrolone dalle orecchie. A meno che… A meno che si faccia come in Italia dove la giustizia civile (non certo quella sportiva) ha messo sotto inchiesta 26 atleti, molti noti, perché sempre assenti, e dunque mai controllati, e men che meno denunciati.

Capo-pollaio, nonchè “esperto anti-doping  IAAF” il dr. Giuseppe Fischetto. Ma qualcuno pieno di doping come un uovo diventato ancora in carriera vice-presidente d’una Federazione nazionale? Negativo, dite voi. Falso: la spagnola Marta Dominguez, in forte olezzo di Eritropoietina, non solo fu assolta dalla Real Federacion Española De Atletismo, ma pure promossa al ruolo di vice. A sei anni di distanza tutti i suoi risultati dal 2009 al 2013 (un titolo mondiale sui 3000 metri siepi compreso) sono stati cancellati. Alla prossima.

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