Padrone-cane o padrone del cane? (Prima parte)

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Di

animalidi Tweety

Parliamo di educazione. Il primo concetto importante è che la prima educatrice è mammà. La madre dei cuccioli, almeno nei primi mesi di vita, è la più indicata per insegnar loro “come si sta al mondo”. Quando esagerano li rivolta a pancia in su e li tiene fermi con una zampa: nel linguaggio canino questo corrisponde a una bella sgridata. Il cucciolo se la ricorderà a lungo, perché essere costretto a mostrare la pancia, la parte più delicata e quella che riporterebbe più danni in caso di morso, è il massimo della sottomissione, dell’umiliazione: è la stessa posizione che assume il perdente di un combattimento. Inoltre i piccoli imparano per imitazione e, se la mamma è già abituata alla vita in una famiglia, può anche dare qualche dritta. Poi ci sono i fratelli: il più grosso insegna al più mingherlino qual è il suo posto nella gerarchia e come rispettarlo. In un branco funziona così: hai diritti e rispetto solo se sei tra i dominanti, se invece sei basso in classifica zitto e mosca. Dunque questo è uno dei motivi per lasciare la famigliola unita il più a lungo possibile.

Quando Fido si aggrega a una famiglia umana il compito dell’educazione passa al padrone, che viene rispettato e addirittura venerato come un capo-branco. Quest’ultimo deve porsi principalmente una domanda: ”Come voglio che si comporti il mio cane da adulto?”. È utile farsi una lista di 3-4 punti, tenerla sempre presente e non transigere mai. Se il cane non può fare una cosa, non la può fare mai. Se la può fare, la può fare sempre. Punto. Mai si deve pensare che “Poverino è piccolo, poi imparerà”: in questo modo lo si confonderebbe, non capirebbe perché a un certo punto un comportamento acquisito diventa proibito.

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