Se bollicine devono essere, che siano almeno buone

Pubblicità

Di

cucina e consumidi Olaf

Si avvicina il Natale, dove tutti dovremmo essere più buoni ma che in realtà significa regali e aperitivi-pranzi-cene a quattro palmenti, con relativo stress d’accompagnamento (e alka seltzer per digerire). Senza dimenticare la probabile gastrite dovuta al numero incommensurabile di coppe o flûte di bollicine che si bevono in questo periodo.

Già, perché forse al gusto non sembra, ma gli spumanti, categoria che comprende quasi tutti i vini con le bollicine, specie oggi che tendenzialmente li si beve brut, ossia con meno zucchero residuo possibile, hanno un’acidità di base parecchio elevata. E lo stomaco, alla lunga, ne risente. Di conseguenza già che ci si deve rovinare (lo stomaco e forse anche il fegato), tanto vale farlo bene, ossia bevendo non delle spremute di citronella gassata come spesso purtroppo capita, ma un vino decente. Il problema, more solito, è come riconoscerlo. Dovrebbe essere lapalissiano dirlo, ma prima di acquistare qualsiasi cosa è sempre meglio guardare l’etichetta. Della bottiglia ma anche del prezzo. Sembra una cagata da sboroni, ma mai come in questo caso il detto “chi più spende meglio spende” è vero.

Per produrre un vino spumante in effetti ci sono tre metodi: il “champenois”, quello inventato da Dom Perignon (era un monaco) nel XVII secolo a rifermentazione in bottiglia e poi successivamente raffinato; quello Charmat-Martinotti in autoclave chiusa; quello gassificato, ossia stile soda-club (prendo un vino, ci butto dentro della CO2 e voilà, lo spumante è fatto). Ovviamente ognuno di questi tre metodi ha dei costi: il primo, lunghissimo e complicatissimo, è pure carissimo; il secondo, il più utilizzato oggi, decisamente meno; il terzo non ne ha quasi. Etichetta e prezzo insomma dovrebbero darvi una prima indicazione di cosa state bevendo.

Piccola indicazione tendenziale: sotto i 25/30 franchi non esiste champagne (o metodo champenois) che tenga, sotto i 10 per uno spumante siete candidati sicuri alla gastrite. Quelli gassificati invece dimenticateli, ché di solito sono men che mediocri sin dal vino impiegato per produrli. Se è millesimato, ossia con l’indicazione dell’annata, di solito è migliore (ma anche più caro). Poi si tratta di scegliere cosa vi piace di più, ché il mondo è pieno di vini spumanti: dal moscato ai cava spagnoli e anche a quelli ticinesi, difficili da reperire ma tendenzialmente di buona/ottima qualità. Uscite dalla triade prosecco, franciacorta, champagne. Vedrete, provare vale la pena.

N.B: i prezzi si intendono evidentemente quelli standard, non quelli delle azioni della grande distribuzione, che possono essere anche più bassi (ma attenti alla fregatura, spesso dietro l’angolo).

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!