USA/Cuba: un anno di speculazioni e illusioni

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Di

Obama Raul Castrodi Corrado Barenco

per il Comitato ASC sezione Ticino

È trascorso un anno dal sorprendente annuncio dei due presidenti, Raul Castro e Barack Obama, di voler ristabilire relazioni diplomatiche fra Cuba e Stati Uniti, dalla simultanea liberazione degli ultimi tre prigionieri politici cubani detenuti negli USA e di un cittadino americano prigioniero a Cuba.

Alle nostre latitudini la domanda che tutti ci fanno (proprio tutti, sia militanti che gente comune) è se a Cuba sia cambiato qualcosa. Ovvio, perché per l’occidente è Cuba che deve cambiare e non certo la politica americana che se ne fa un baffo di tutte le regole del diritto internazionale. Altrettanto ovviamente la risposta è sempre la stessa: no, Cuba non è cambiata, resta quel Paese che vanta (oltre a molti altri aspetti positivi) la mortalità infantile fra le più basse al mondo, un’alfabetizzazione che raggiunge il 100%, i sistemi della salute, dell’educazione (internazionalmente riconosciuti come di alto livello) e dell’abitazione gratuiti per tutti.

Al contrario, gli USA hanno finora confermato l’embargo (vedi votazione sulla risoluzione dell’Assemblea ONU del 27 ottobre scorso, dove solo USA e Israele su 193 Paesi hanno votato per mantenerlo) economico, commerciale e finanziario che da più di 50 anni ha il solo scopo di far fallire il progetto di una società più giusta ed equa mettendo in ginocchio l’economia dell’isola. Gli USA hanno pure confermato i finanziamenti ai controrivoluzionari, tutti quei mercenari che, pagati lautamente dai servizi segreti americani, hanno cercato durante tutto l’anno di boicottare la normalizzazione dei rapporti fra i due Paesi.

Sono pure state confermate tutte le leggi speciali che gli USA hanno introdotto nei confronti di Cuba come – solo per citarne una che è di stretta attualità in queste settimane – la “Ley de ajuste cubano” che dal 1966 prevede che ogni cittadino cubano che tocchi il suolo americano sia considerato in modo automatico un rifugiato, abbia il diritto di rimanere nel Paese e, dopo un anno e un giorno, ottenga la residenza permanente. Una legge che chiaramente stimola l’emigrazione illegale e che è palesemente in contrasto con quel che succede con i cittadini degli altri paesi del centro e sud America.

Una legge che molti cubani, che si cullavano nel sogno americano per cercare di migliorare la loro situazione economica, hanno tenuto che venisse abrogata. Da questo fatto ne è nato uno sciacallaggio indegno. Ai cittadini cubani che escono legalmente dal loro paese viene offerto il viaggio verso gli USA al modico prezzo di 8/15 mila dollari. Tutto questo anche perché l’ambasciata USA all’Avana (riaperta proprio solo dopo i comunicati del 17 dicembre dello scorso anno) non rilascia visti d’entrata ai cubani che li richiedono e preferiscono che gli stessi cubani entrino nella terra promessa illegalmente. Nelle ultime settimane circa 5 mila cubani sono alla frontiera del Costa Rica in attesa di proseguire il loro viaggio verso gli USA, bloccati dal Nicaragua che non permette loro il passaggio. Palese quindi l’occasione per poter subito parlare di crisi umanitaria e di rifugiati politici quando, invece, si tratta di semplici cittadini cubani che sono usciti legalmente dal Paese per cercare fortuna negli USA come succede per tantissime persone che vivono nei paesi poveri della regione.

Le contraddizioni della politica degli USA nei confronti di Cuba sono evidenti: un cittadino cubano al quale il governo USA ha negato un visto d’entrata richiesto secondo le procedure legali, viene accettato come residente nel Paese se vi entra clandestinamente. Tutti gli altri cittadini latinoamericani che arrivano negli USA illegalmente sono imprigionati ed espulsi dal paese. Cuba ha cercato di spiegare al mondo la situazione ma, come al solito, i media occidentali hanno creduto di più alle cassandre degli anticubani di Miami e gettato tutta la colpa di questa situazione sul governo di Raul Castro.

È da alcuni anni che delegazioni cubane e americane si incontrano per discutere dei problemi di migrazione: durante l’incontro di due settimane fa a Washington la delegazione USA ha affermato che la “Ley de ajuste cubano” non sarà abolita. Ecco: questo è il concetto di normalizzazione delle relazioni secondo la filosofia politica USA! Non sono necessarie grandi riflessioni sui veri obiettivi della politica di Obama nei confronti di Cuba.

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