Abusi sessuali elvetici

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Di

2aa6bc60-93c1-42ee-980b-ac62bfc704e6di Corrado Mordasini

Prima di tutto una distinzione va fatta. 100 abusi sessuali non sono 100 stupri. L’abuso sessuale ha una varietà che parte dal verbale alla violenza carnale. E non tutti sono uguali. Quando per i fatti di Colonia “Il Giornale” titolava: “90 stupri a Colonia”, creava un panico costruito ad arte. Con questo nessuno difende i farabutti che hanno scippato, infastidito e palpeggiato le donne di Colonia. Semplicemente diamo alla questione la dimensione corretta, e guardiamoci un po’ in casa prima di urlare all’immigrato assassino e stupratore.

Da uno studio svizzero del compiuto nel 2012 da Conny Schmid, sociologa e giornalista, rileviamo le cifre relative alle molestie e agli abusi sugli adolescenti svizzeri, basato su 6700 allievi tra i 14 e i 17 anni. Un giovane su sette è stato costretto ad avere un rapporto sessuale o un palpeggiamento delle parti intime contro la sua volontà. Secondo lo studio, particolarmente pesante è l’abuso sessuale con penetrazione, cioè quando il corpo viene violato, come anche per rapporti orali o introduzione di oggetti.

L’8% delle ragazze ha subito un abuso con penetrazione o tentativo di penetrazione.

Il 40% delle ragazze, e cioè due su cinque, ha subito un abuso sessuale senza contatto fisico. Di che si tratta? Esibizionismo, molestie sessuali verbali e scritte, stalking tramite i social o esibizione di pornografia. Il 32% dei ragazzi e il 27% delle ragazze hanno affermato di essere stati molestati o abusati sessualmente in una qualsiasi forma fino a cinque o più volte.

Ma passiamo agli adulti. Una statistica federale del 2013 parla di 7’239 casi di infrazione contro l’integrità sessuale. Come tutti sanno, le denunce sono la punta dell’iceberg. Possiamo tranquillamente valutare in decine di migliaia all’anno gli abusi o le violenze sessuali in Svizzera. Un sondaggio su 130 donne, fatto alla Marche contre le viol, sempre del 2013, quantifica nell’83% dei casi di molestie in strada, nel 53% di palpeggiamenti, nel 25% di molestie sul posto di lavoro e nel 30% di violenza sessuale.

Una donna su tre in Svizzera viene violentata. Facciamo una su quattro dai. Meglio arrotondare al ribasso. Spesso, purtroppo, casi mediatici eccezionali portano l’attenzione su concetti che fanno slittare il nostro pensiero. E così siamo contenti di incolpare gli immigrati, dimenticandoci di quando abbiamo toccato il culo alla compagna di scuola o gridato dall’auto “bella figa” alla poveraccia di turno sul marciapiede.

Qua gli immigrati sono la parte marginale del problema. Incazziamoci pure, è giusto, pretendiamo sanzioni serie per questa gente. Poi però quando sarà nostro figlio a toccare le tette a una compagna non facciamola diventare una bagatella giovanile. Si sa… son ragazzi…

O come in India: vi ricordate l’efferato stupro di una studentessa su un bus un paio di anni fa? Per due o tre mesi sembrava che l’India fosse la patria degli stupri. Vero. D’altronde con un miliardo e rotti di abitanti probabilmente gli stupri in India sono decine di migliaia al giorno. Fa paura? Sì. E allora se vedo un Sikh in strada cambio marciapiede? No. Quello che fa male è vedere milioni di persone accomunate, come piace a tanti, in una sola categoria che comprende nordafricani, neri e musulmani. Milioni di colpevoli, che ci lavano la coscienza.

Perché noi le “nostre” donne non le molestiamo, non le umiliamo, non le violentiamo. No, macché.

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