Blocher e la mistica del “popolo”

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Di

blocher christoph 3di Bruno Samaden

Dedicare all’uscita dalla direzione UDC di Christoph Blocher quattro righe di una banalità disarmante come fatto dal “Corriere del Ticino” l’11 gennaio significa non cogliere che, invece, questa decisione del tribuno zurighese merita un’analisi un tantino più approfondita.

Intanto bisogna partire dal fatto che questa è una decisione che fa seguito a quella di uscire dal Consiglio nazionale: ai tempi, l’ex Consigliere federale disse che il Parlamento non era più il luogo migliore per condurre le proprie battaglie politiche. Nessuno si aspetta che Blocher non conti più nulla nell’UDC e che la futura dirigenza che sostituirà l’attuale diretta dal dimissionario Brunner non lo consulterà per qualunque cosa, chiaro. Una peculiarità dei grandi leader di tutta Europa è l’avere in mano il proprio partito: Matteo Renzi è segretario del PD, Hollande ha un fedelissimo alla guida del PS, Angela Merkel è a capo della CDU. Come va interpretato, quindi, questa decisione di Blocher?

Semplice: il tribuno, così facendo, continua a illudere analisti e lacché del fatto che il suo unico referente sia “il popolo”, e che le sue battaglie si debbano trasferire dall’agone politico alle iniziative popolari. Il Parlamento non conta nulla, il partito è un organo che va solo finanziato (e non poco) e la politica entra in una nuova dimensione: quella della mistica. Il compromesso, il contesto internazionale e gli equilibri non contano più nulla. Come non contano più nulla la tradizione, il dibattito, il partito.

Ci sono solo Blocher, i suoi soldi, le promesse rimangiate, i sogni venduti a elettori un po’ creduloni e un po’ stufi, spauracchi agitati (anche) per convenienza. Ed è uno spettacolo davvero desolante.

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