Ci sono “tifosi” e tifosi

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di Matthias Lepori

Sono tifosissimo dell’Hockey Club Lugano. Eppure due o tre parole sullo striscione esposto dalla curva luganese nel derby casalingo di qualche giorno fa vanno dette. La scelta di Inti Pestoni di non rinnovare con l’Ambrì Piotta, e di giocare dalla prossima stagione a Zurigo, ha fatto meritare al simbolo biancoblù quanto segue: “Anche il bastardo adottato vi ha rinnegato!!!”

Che le curve di qualunque sport e a qualunque latitudine siano molto simili a una cloaca è risaputo, e non viene mai detto abbastanza. Come in ogni ambito della vita, la vera distinzione da fare è tra chi è cretino e chi no. Ci si è rotti di leggere articoli su articoli sull’importanza dei valori che lo sport dovrebbe tramandare e che invece vengono regolarmente traditi da gente che, con lo sport, non c’entra niente: le curve raccolgono gli sfoghi di chi non regge più la moglie, di chi ha una vita grama, di chi è pieno di frustrazioni e vive meglio con sé stesso insultando chiunque. Ma sono composte anche da me, rispettosissimo tifoso, e da tante altre persone. Un esempio? La fotografia dello striscione è stata pubblicata da una pagina Facebook, e i commenti hanno visto decine e decine di tifosi veri che si sono dissociati e hanno criticato pesantemente gli amministratori della pagina per aver dato risonanza a quello schifo. In quei commenti critici, in quel dissociarsi sia da quello striscione sia dalla pagina che l’ha rilanciato si sono visti i veri tifosi: quelli che vanno alla pista a sostenere la propria squadra, non a insultare l’altra.

Questa vicenda, a mio avviso, ha fatto capire che sempre più gente normale si è stufata dei toni troppo accesi, degli insulti gratuiti e vuole godersi in pace una partita di hockey. Concludo dando la mia solidarietà più sincera a Inti Pestoni, che prima di essere il simbolo dell’Ambrì Piotta è una persona. E le persone si possono criticare e contestare: ma sempre rispettandole.

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