DSA e Scuola Media: diamole fiducia…

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Di

bambinodi Dreamcatcher

La Scuola Media per alcuni è luogo d’incontro, di divertimento, di cicche attaccate sotto i banchi, di cuoricini spensierati con l’indelebile sulle porte del bagno, è il posto per socializzare, il luogo del primo bacio sul retro della palestra, è il luogo in cui basta che ascolto un po’ e la sufficienza e anche qualcosa in più me lo conquisto.

La Scuola Media per altri è quel posto di uffi che barba, che noia, che barba, di mi sembra tutto fin troppo facile, di ma quel prof neanche si accorge che sbaglia, di 6 a raffica e quando è 6- ancora i vecchi a casa che dicono “Potevi fare meglio”, è il luogo per essere chiamati secchioni ma non capiscono che io neanche studio, il luogo che dai è un trampolino di lancio, ci devo passare.

La Scuola Media è diversa per tutti, ognuno con le sue emozioni, il suo vissuto, il suo stato sociale, i suoi problemi familiari, la sua intelligenza, le sue difficoltà, le sue capacità di relazionare, un minestrone di ormoni saltellanti e puzzolenti.

La Scuola Media per altri ancora è quella del “porca miseria se faccio fatica”, del ma come faccio a stare seduto? … delle finestre che mi chiamano fuori a respirare aria, senza quelle lettere che bastarde si confondono, si intrecciano fino a non farmi capire più niente!

Questa è la scuola dei DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento): dislessici, disortografici, disgrafici, discalculici, i DSA sono ragazzi tosti che non hanno automatizzato i processi di lettura o di scrittura o di calcolo o magari tutto insieme associato a una difficoltà nel memorizzare e nell’organizzare il pensiero.

Il momento peggiore della loro vita capita proprio a pennello in piena adolescenza, tra gli 11 e i 15 anni, quando già è risaputo che gli ormoni sono in buzza, le idee si confondono, le sicurezze vacillano, i genitori rompono… e la Scuola che fa? Chiede al DSA di fare per 6-8 ore al giorno proprio tutto ciò che di più difficile può esserci: leggere, scrivere, calcolare, ricordare, organizzare contenuti!

Una favola, la vita del DSA, specialmente fino a qualche anno fa. Un coro di sta’ attento, non guardare dalla finestra, non copiare dal compagno. E ancora di devi ricordarti, fa’ più in fretta, sei un fannullone, non studi, non ti applichi, sei svogliato, disturbi…

Alle Medie tutti vogliono da lui unicamente ciò che per lui è incredibilmente difficile. Non si pensi che poi passa: DSA si resta, ma si impara a conviverci, si elaborano strategie per ovviare ai processi troppo difficili, passate le Medie la strada è meno ripida.

Ma questi anni devono per forza essere un inferno? Oppure la scuola, la famiglia, il ragazzo stesso ha dei mezzi perché il fardello possa alleggerirsi un po’? Io la Scuola Media ho la fortuna di viverla da vicino. Alcune cose si muovono, le sensibilità personali sono diverse, ma grandi passi si stanno compiendo verso il benessere dell’allievo.

Il primo passo importante è quello di passare dalla descrizione di un “disturbo di apprendimento” al concetto di “caratteristica specifica di apprendimento”. Il ragazzo è in grado di imparare ma incontra delle difficoltà in alcune aree specifiche di apprendimento (lettura, scrittura, calcolo), però presenta un’intelligenza normale. Si parla di neurodiversità, perciò di un diverso funzionamento cognitivo, non di deficit. La fatica di certo resta, ma l’approccio cambia, l’allievoviene guardato non più come disturbato ma come caratteristico.

Io voglio provarci. Scriverò ancora dei DSA e di ciò che vivono loro ogni giorno , delle loro mamme (che meritano un articolo a sé) e del potere dell’insegnante “sufficientemente buono” di fronte a un allievo caratterizzato da una modalità di apprendimento diversa ma con potenziale cognitivo pari o magari anche superiore a tanti altri.

In questo preciso momento un SMS in entrata. Solo un immagine, con delle scritte e dei segni rossi. Verifica di Storia Punti: 22/23 Voto: 6-

Ecco, è la mamma di una ragazzina DSA. Io rispondo solo con due parole: “Diamole fiducia!”. A lei, alla sua famiglia, alla docente, alla scuola e alla nostra società.

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