Era un nigeriano, dicono

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Di

Uomo nigerianodi Corrado Mordasini

Aveva 28 anni, la pelle nera, piccole cicatrici sul volto di un’esistenza difficile, occhi arrossati dal freddo di una terra a lui straniera e l’anima vuota come una scatola di scarpe, con solo la carta velina a frusciare quando ci infili le mani.

Come si chiamava non si sa. Si è lanciato contro un treno a Ferrara. È finito così, in un lampo di spruzzi rossi, come ci ha insegnato Tarantino. È bravo Tarantino, fa dei bei film: avete visto “Django unchained”? Spruzzi rossi, dicevo, spruzzi rossi sui ciottoli scabri della massicciata, dipinti di vita in un fulgido momento di gloria. Gloria da sassi, mica succede tanto nella vita di un sasso. E come spettatori un pugno di pendolari e quegli arbusti stentati che crescono vicino alla ferrovia, dove tutto è ammantato dall’ossido di ferro e sembra freddo e metallico.

Quattro poliziotti di Ferrara e un lenzuolo bianco, le divise blu e la bandoliera bianca con attaccata la pistola. Era un nigeriano, dicono. Io penso che era un nigeriano triste, se si è buttato sotto il treno. Vabbè, siamo tutti tristi ogni tanto, abbiamo tutti i nostri problemi e a volte è difficile affrontare la vita. Ma non riesco, proprio non riesco a fare a meno di pensare a quel vuoto. A quella scatola da scarpe che era diventata la sua anima. Forse non era vuota, forse era piena di vermi e sporcizia, chi lo sa.

Possono piacerti o no i “negri”. Mica sono nostra roba. Nostra è la polenta, le montagne, il lago. Ma un po’ di rispetto? Pietà? Poca eh, mica tanta, quel che basta a dire: “poveraccio”, quelle cose che dici anche ai cani. Ma tanti di noi hanno scatole ancora più vuote nell’anima, scatole a cui è stata risucchiata l’aria, scatole dove neanche i germi sopravvivono.

“e parte subito il brindisi” 

“Posso unirmi ai festeggiamenti?” (con replica: “più siamo e più ci divertiamo”)“Speriamo sia un negro di merda”. (poi, dopo aver letto l’articolo) “Siiiii un mardar in meno… alti i bicchieri”

“I negri ormai ci hanno costretto a guardarci sempre intorno! Uno in meno non guasta”

“Una buona scelta”

“C’è gente che non è proprio tanto coerente… quando si parla di questi individui che buttano il cibo che gli viene dato che gli danno alloggi cellulari e soldi tutti a criticare di mandarli via etc… una volta tanto che uno decide di togliersi dai maroni spontaneamente tutti a dire poverino… ma poverino cosa?? Troppi falsi moralisti…”

 I social. Che parola del cazzo. Sociale è un’altra cosa. E così scopro di essere un falso moralista, un buonista, come ha cominciato a chiamarci col tam tam del web questa gente dall’anima vuota. Noi poveri coglioni cui dispiace se un poro cristo ci lascia le penne in una stazione d’inverno. Questo è l’epitaffio di coso… un nero spalmato sulla massicciata da un treno perché si vergognava di vivere. Sono un falso moralista e mi viene il magone. Sono un buonista e ho la nausea. Sono triste per lui e per quei poveri disgraziati che lo insultano da morto. Sono triste per il vuoto pneumatico di quelle anime, che ormai non hanno più posto nemmeno per i sentimenti.

Vorrei portarli con me, quei tizi, a raccogliere i pezzi di quel ragazzo. Un paio con dei secchielli e gli altri coi guanti da infermiere, a staccare i pezzi di carne dai sassi, posarli nei secchi di metallo. Vorrei che lo facessimo insieme, per vedere se, in mezzo a quei pezzi, riusciamo a ritrovare le nostre anime.

 

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