Harmos di nome, ma non di fatto (Prima parte)

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Di

Harmos1di Carol Bernasconi

docente di Scuola d’infanzia

Se ne è tanto sentito parlare e finalmente a settembre è entrato in vigore in modo ufficiale e definitivo. Sto parlando del concordato Harmos, cioè l’accordo intercantonale sull’armonizzazione della scuola obbligatoria.

Il popolo svizzero ha votato, il 21 maggio 2006, la modifica degli articoli costituzionali sulla formazione. Questo per sottolineare che alla fine sì, lo abbiamo votato noi, ma che forse tutti i vari aspetti di questa nuova armonizzazione non erano molto chiari. In realtà anche per gli addetti ai lavori molte cose sono state chiarite quasi all’ultimo momento, pochi mesi prima di iniziare questo nuovo anno scolastico. Siccome mi ritengo una persona dalla mentalità aperta e penso che prima di giudicare bisogna lasciar almeno avviare il discorso, mi sono detta che qualche settimana di tempo glielo potevo pure concedere, a questo Harmos. Ma niente, non mi convince proprio.

Partiamo dal primo punto: fatta la legge, fatta la deroga. Mi spiego: i genitori possono iscrivere i loro figli alla scuola dell’infanzia se hanno compiuto 3 anni (per l’anno facoltativo) o i 4 anni (per l’anno obbligatorio) entro il 31 luglio. Anzi no, perché esiste la deroga, che concede l’iscrizione anche ai bambini che compiranno gli anni entro il 30 settembre. E se i docenti e i genitori pensavano che la deroga fosse solo per quest’anno, si sbagliavano. La deroga è definitiva: questo significa che resteranno tagliati fuori solo i bambini nati in ottobre, novembre e dicembre rispetto agli anni passati. Mi chiedo solo con quale criterio si sia presa questa decisione. Fosse tutto qui, ci potrei anche passare sopra e chiudere un occhio. Ma la parola “deroga” ha deciso di prendersi uno spazio vitale tutto suo e si è allargata ancora di più, fino a diventare la parola più presente nelle frasi usate dai docenti e dai genitori.

Prendiamo ad esempio un bambino che a settembre ha compiuto 4 anni. I genitori decidono di iscriverlo alla scuola dell’infanzia, anche se il bambino non è ancora obbligato a frequentare. Decidono comunque di iscriverlo, per i loro motivi. Vuoi perché lavorano, vuoi perché si rendono conto che il bambino ha bisogno di stare con altri bambini, vuoi perché il bambino manifesta la voglia di andare a scuola. Insomma, lo iscrivono. Lo possono fare, ma non è tutto. Possono anche decidere in quale livello iscrivere il loro figlio. Primo livello, insieme ai bambini di 3 anni e quindi facendogli fare 3 anni di scuola dell’infanzia e mandandolo alle elementari a quasi 7 anni. Oppure secondo livello, cioè coi bambini di 4 anni e facendogli fare solo 2 anni di scuola dell’infanzia.

Faticate a seguirmi? È stato cosi anche per me all’inizio. Quello che mi lascia perplessa è questa facoltà del genitore a poter decidere, creando confusione anche a loro a mio modo di vedere. Come si fa a capire se un bambino ha bisogno di 2 o 3 anni, quando ancora non ha iniziato? La mia esperienza mi ha portato a capire che ogni bambino di fronte alla scuola dell’infanzia reagisce a modo suo e nessuno, a volte nemmeno i genitori, sanno come sarà la sua evoluzione.

Finito il capitolo iscrizioni finalmente si parte, si inizia con la frequenza. Per i nuovi iscritti c’è un nuovo regolamento, che prevede l’obbligo di frequentare la scuola dell’infanzia solo per 4 mezze giornate, per le prime due settimane. Trascorso questo periodo, per ogni cambio di frequenza (aumento o diminuzione) è necessario fare un colloquio con i genitori e compilare un apposito formulario, che alla fine del colloquio dovrà essere firmato da tutti i presenti. Ora, io capisco in parte che si vuole tutelare maggiormente il ruolo del docente dandogli una maggiore autorità. Ma qui forse non si è capito (o almeno, questo è quello che spero) che invece si è soltanto aumentato il carico di lavoro burocratico, che per la maggior parte delle volte si potrebbe risolvere con un buon dialogo sereno con le famiglie e buon senso. Perché, se vogliamo dirla tutta, anche qui esistono le deroghe e sono già state concesse, senza colloqui. Una famiglia che si trova nel bisogno di lasciare il bambino di 3 anni più delle mezze giornate previste fa richiesta ufficiale, e la maggior parte delle volte questa richiesta viene accolta. Questa cosa non stona forse con il messaggio che invece si vorrebbe far passare e cioè che sono i docenti che valutano se l’allievo è pronto o meno per aumentare la frequenza?

Sono passati pochi mesi, ma al momento Harmos per me rimane solo di nome… e non ho ancora affrontato l’argomento che più mi sta a cuore. Il rinvio della scolarizzazione.

(1. segue)

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