Harmos di nome, ma non di fatto (Seconda parte)

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Di

Harmos1di Carol Bernasconi

docente di Scuola d’infanzia

(Leggi : qui la prima parte)

Accogli un bambino di 3 anni nella tua sezione. Lo vedi crescere di anno in anno, migliorare, fare progressi, farsi degli amici. Diventare grande, insomma. Ma ti accorgi che proprio quel bambino è come un uccellino che non è ancora pronto a lasciare il nido per spiccare il volo. E sai anche che se provi a spingerlo fuori dal nido lo stesso, ci saranno due soluzioni. La prima è che cadrà, rompendosi un’ala o una zampina. Guarirà? Forse sì, ma si poteva evitare. La seconda è che, preso dalla paura di farsi male, riuscirà a volare ugualmente. Ma per lui il volo non rimarrà quella sensazione di libertà che gli permetterà di esplorare il mondo con curiosità, di ampliare il suo sguardo sulle cose, di imparare. Per lui il volo rimarrà quel ricordo che lo spaventerà. E mentre i suoi compagni uccellini proveranno le piroette in cielo, divertendosi come matti, lui volerà vicino al nido con il cuoricino che batterà forte per la paura di cadere.

Ecco, io vedo così quei bambini che non sono pronti per andare a scuola. Bambini intelligenti, sensibili, ma non ancora maturi per quel grande passo che è la scuola elementare. Perché diciamolo senza paura, al momento la differenza tra i due ordini di scuola è ancora troppo grande per dire che il cambiamento non si nota. Gli spazi sono diversi, il ritmo è diverso, gli obiettivi pure. Non è una critica verso i miei colleghi, ma la realtà dei fatti. Se quindi un bambino di scuola dell’infanzia non è maturo e pronto per questo salto, per lui la scuola elementare non sarà un piacere, un luogo di apprendimento, un’opportunità di crescita, ma una fatica molto spesso frustrante. Che si sarebbe potuto risolvere permettendo a questo bambino di rimanere un anno in più alla scuola dell’infanzia per dargli la possibilità di rinforzare la sua fragilità.

In questi vent’anni di insegnamento ho proposto il rinvio solo quando era davvero necessario. Alle famiglie ho cercato di far capire che questa proposta era solo ed esclusivamente per il bene del bambino, per permettergli di andare a scuola con quella sicurezza nei suoi mezzi che ancora gli mancava. Non è facile, a volte, far passare questo messaggio ai genitori, ne sono consapevole e li capisco molto bene. Le reazioni possono essere diverse e bisogna cercare di capirle tutte. Si può avere la famiglia che accetta subito perché vede anche lei le difficoltà che il loro bambino sta attraversando. C’è invece chi ha molta più difficoltà ad accettare questa situazione. “Il mio bambino è uguale agli altri… il mio bambino non è stupido”. No, cara mamma spaventata da questa situazione, il tuo bambino non è stupido. Ma forse penserà di esserlo se lo mandiamo a scuola quando non è pronto, quando vedrà i suoi compagni riuscire più velocemente di lui e questo sarebbe un vero peccato. E no, cari mamma e papà che forse pensate di aver sbagliato qualcosa e vi sentite in colpa, il vostro bambino non è uguale agli altri. Nessuno lo è e proprio per questo motivo dobbiamo guardarli con lo sguardo personale che meritano. E aiutarli, come e quando ne hanno bisogno.

Ho visto bambini rifiorire durante l’anno di rinvio, come se si fossero tolti un peso dal cuore e arrivare a scuola entusiasti e felici. Ho visto famiglie ammettere che ritardare di un anno l’entrata alla scuola elementare sia stata la scelta migliore che si potesse fare. A me non interessano i numeri, le statistiche, i tagli di budget o di classi. A me interessa dare a ogni bambino le stesse opportunità.

Di questo Harmos non tiene conto. Nelle disposizioni per gli insegnanti SIe SE (scuola dell’infanzia e scuola elementare), consultabili liberamente su internet, si scrive che “nella scuola dell’infanzia non sono attualmente previste accelerazioni e rallentamenti del percorso”.

Questo significa in parole povere più nessuna possibilità di rinvio. Lanciamo gli uccellini fuori dal nido, pronti o no. Otterremo solo di tarpare le ali a bambini che, con un po’ più di tempo, avrebbero potuto esprimere le loro potenzialità in modo completo e sereno.

Un grosso passo indietro e, a mio parere personale, una grande delusione per chi vede nella scuola il primo passo verso il futuro delle persone.

(2. fine)

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