Il Disco della Domenica: U2-Achtung Baby

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Il Disco della Domenicadi Jacopo Scarinci

Berlino, crocevia di storia e storie. Berlino, città dove file di adolescenti, compreso il me di dieci anni fa, hanno trovato sé stessi passandoci anche solo qualche giorno. Berlino, divisa dal muro di cui ha conservato la cicatrice con una linea di sanpietrini. Berlino che, dopo Lou Reed, Iggy Pop, David Bowie ha salvato pure gli U2.

Sì, perché a Berlino gli U2 ci finirono quasi per caso. Dopo il lungo viaggio in America testimoniato dal pazzesco “Rattle & Hum” del 1988, gli U2 erano a un passo dal separarsi. Insofferenze reciproche, polemiche su polemiche: il clima non era dei migliori. Chiamati a rapporto da Brian Eno a Berlino, la leggenda vuole che l’embrione del riff di “One” improvvisato sul momento da The Edge abbia fatto ripartire la scintilla che ha poi portato, pochi mesi dopo, a una pietra miliare degli ultimi 30 anni di musica. Alcuni confermano, altri negano. Fatto sta che, come per Bowie, la rinascita degli U2 avvenne a Berlino.

Achtung_BabyNiente più canzoni impegnate tipo “Sunday Bloody Sunday” o, per dirla con le parole di Rents nel libro “Trainspotting”, “’ste cazzate totalmente ipocrite di politica-con-la-p-minuscola”. L’impegno dei primi dischi, la ricerca delle origini del rock in America e l’esperienza del Live Aid hanno lasciato spazio a un rock elettronico di cura sopraffina, a canzoni-giocattolo innovative. E, addirittura, a un alter ego di Bono: il personaggio Mister The Fly. Non ci sono tempi morti né pause in “Achtung Baby”, tenuto sempre vivo e perfetto dal filo conduttore della sperimentazione. “Zoo Station”, “Mysterious Ways” o “Even Better Than The Real Thing” sono il manifesto della svolta degli U2. Svolta che, accompagnata dal capolavoro “One” e da canzoni più in stile “vecchi” U2 come “Ultraviolet”, indirizzano in pochi anni il gruppo di Dublino verso l’elettronica pura di “Zooropa” e l’esasperazione, definitiva e plastica, di “Pop”. Il trionfo del moderno, della televisione, delle connessioni e di una società indecisa se fare due passi avanti o uno indietro. “Tutto quello che sai è sbagliato”, recita una delle scritte luminose sparate a mille durante i live.

“Achtung Baby” fa respirare Europa e Berlino a ogni nota. “One” mi è piaciuto ascoltarla lungo Unter den Linden, “Mysterious Ways” ha suonato nel mio Mp3 a Kreuzberg una sera sul tardi mentre la tripletta finale – “Ultraviolet”, “Acrobat” e “Love is Blindness” – ha accompagnato un malinconico viaggio in metro da Charlottenburg, sopraffatto dalla magnificenza di quanto appena visto.

Un disco che ha rappresentato la rinascita degli U2 e che voleva essere il manifesto della rinascita dell’Europa. Promesse mantenuta una, tradita l’altra.

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