Il sinistroide pro immigrati

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Di

Vauro Satiradi Corrado Mordasini

Vauro Senesi è un collega. Non è un sinistroide. È di sinistra. Quella sinistra dura e fetente che scandalizza tanto i sedicenti praticoni del mattinonline. Vauro Senesi, che piaccia o no, è uno dei migliori vignettisti italiani degli ultimi decenni. E di quello che pensano gli apprendisti stregoni leghisti non gliene frega un fico secco.

Il Mattinonline, la testata che fabbrica notizie un tot al chilo, basta che siano anti immigrati, è partito lancia in resta definendo di cattivo gusto la vignetta di Senesi in merito alle molestie e alle violenze di Colonia. La chiamano vignetta shock, perché una sera tra un bicchiere di merlot e una luganiga fritta gli hanno detto che se mettono la parola shock nel titolo accalappiano più utonti. I mattinari attaccano Vauro perché, “con cattivo gusto”, difende gli immigrati. Che sia ‘sta gente a insegnare a noi “sinistroidi” cos’è il cattivo gusto fa un po’ ridere, è come se uno sciacallo ci insegnasse a stare composti a tavola.

Vignetta VauroVauro, nella sua vignetta, evidenzia una cosa che chi non ha le fette di salame sugli occhi ha ben presente. La molestia o la violenza sulle donne non sono, purtroppo, appannaggio del Nordafrica, ma di una categoria di imbecilli con il cromosoma XY. E l’Italia purtroppo lo dimostra, con uno dei tassi di femminicidio più alti d’Europa. Non è che però noi svizzeri dobbiamo chiamarcene fuori, anzi. Proviamo a spiegare meglio ai simpatici apprendisti giornalisti il difficile concetto:

“Lo stupro è sempre un mezzo per ripristinare o ribadire un potere, maschile. Farne una questione etnica, riconducibile alla sola contrapposizione noi/loro e dimenticare le vittime significa perpetrare il continuum della violenza”, scrive Simona Meriano, autrice di “Stupro etnico e violenza di genere”.

Non giriamoci in torno, è proprio così. Additare gli immigrati fa in modo che si dimentichino le vittime: le nostre donne, che a questo punto diventano come le nostre tazze, i nostri vestiti o la nostra auto. Un oggetto che lo sporco immigrato ci ha toccato. A me non interessa chi sia il farabutto, chi deve pagare pagherà. Vorrei solo che un giorno mia figlia possa anche andare all’Oktoberfest o al carnevale di Bellinzona senza trovare qualche imbecille che si senta in dovere, per dimostrare la sua machitudine, di far vedere agli amici che sa palpeggiare una in mezzo alla strada.

Che poi l’idiota sia tedesco, americano o russo poco m’importa. Quello che mi interessa è la possibile ferita che, come tante donne, si potrebbe portare appresso mia figlia.

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