La banalità del male

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Di

Shoah Nazismodi Virgilio Pellandini

Nel giorno della Memoria si vuole ricordare il male, il terrore infinito che l’uomo può creare. Per questo è uso, giustamente, ricordarne le vittime, onorarle. È giusto, ma non sufficiente: a fronte della miopia degli uomini, per apprendere dalla memoria e per curarci dal male non basta ricordare le vittime, i malati, ma è necessario ricordare anche e soprattutto il male, le malattie, i nazisti. Non i gerarchi di cui sono pieni i libri di storia, ma i nazisti semplici, quelli come tanti. Quelli che con la loro massa hanno trasformato i sogni devianti di pochi psicopatici in un incubo mondiale.

Ecco, per capire questo incubo voglio semplicemente immaginare un nazistello semplice, come tanti. Un nazista immaginario che chiamerò Eduard Kaiserlich, Edy per brevità. Un nazista che immagino giovane, indifferente alla politica, alla cultura, al senso della vita. Un giovane teso semplicemente a vivere e godere la sua vita senza porsi domande troppo difficili. Me lo immagino, poco meno di un secolo fa, arrabbiarsi e gridare scandalizzato perché ha sentito che suo cugino è stato licenziato, qualcuno dice per far posto ad un ebreo. Me lo immagino poi qualche mese dopo, a urlare vendetta perché uno zingaro, dicono, ha rubato la bicicletta a suo fratello. Mi immagino le sue urla avvicinarlo col tempo ad altri come lui, arrabbiati contro coloro che, a detta di molti, rubano cose e lavoro a quelli come lui. Me lo immagino unirsi, con questi suoi compari, ad un gruppo da bettola che magari si chiama “Prima i nostri”, o “Difesa della nostra cultura” o qualche altro nome dall’apparenza, secondo tanti, innocua. Mi immagino che una sera, con un gruppo che di bettole ne occupa ormai tante, il nostro giovane parte pieno di birra per bruciare qualche negozio ebraico, per punire quei proprietari che, come dicono ormai tutti, sono ricchi ed approfittatori. Edy invece è solo un semplice individuo di classe media, classe che, dicono tutti, è strangolata dai ricchi approfittatori ebrei e aggredita dai criminali stranieri e zingari. Mi immagino parenti e amici che lo considerano, proprio per questo, un bravo ragazzo e che iniziano a votare come lui. E’ arrabbiato, dicono, ma si può capire anche qualche eccesso, di fronte ad una situazione che ormai è, secondo tutti, insostenibile.

Mi immagino infine qualcuno della sua lega salire al potere. Mi immagino quel qualcuno al potere che continua a vivere da arrabbiato, organizzando ancora le scorrerie dalle bettole, ma stavolta a livello nazionale, organizzato e sistematico. Fin quando nessuno le considera più crudeli, stupide o ingiustificate. Fin quando, visto che problemi e rabbia non scemano, si inizia a parlare di soluzione finale. Fin quando Edy, per tutti ragazzo normale, si ritrova in un campo. In un campo di sterminio a separare i sani, che vanno sfruttati, dai bimbi, vecchi e malati che vanno gasati. Perché evidentemente, come dicono tutti, non c’è altra soluzione. E immagino il giovane ormai uomo fare il suo lavoro con entusiasmo, con rabbia certo, ma senza follia assassina, senza essere troppo diverso da tanti di noi. Perché in fondo è solo un uomo arrabbiato, che fa quello che tutti dicono va fatto. Un uomo che, come tutti quelli che rimangono, non ha mai avuto voglia di fermarsi a pensare davvero anche solo per un giorno.

Ed è questa immagine che mi terrorizza. Questo suo essere quasi normale. Mi terrorizza perché egli potrebbe essere chiunque. Di Edy ce ne sono tanti anche oggi. Potrei esserlo stato anch’io, se avessi ricevuto meno libri e più botte, o meno soldi e più umiliazioni, o semplicemente meno amore e più odio.

Ecco, Il vero senso della Memoria è ricordare che tutti noi potremmo benissimo essere stati Eduard Kaiserlich. È stata definita “la banalità del male”. Per me è l’orrore della nostra specie e credo che il nostro supremo dovere di Uomini sia fare l’impossibile per evitarlo.

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