Le condanne leghiste non fanno più notizia

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Di

bignasca borisdi Corrado Mordasini

Ma che palle, quando leggo ‘ste cose mi viene su il fotone. Guardali qua, i moralisti a $en$o unico, quelli che fanno i piangina, quelli che tutti ce l’hanno con loro, quelli che crocifiggono gli altri, che sono sempre i primi a metterti sul “Mattino” quando sbrocchi (vedi Venuti o Bosia). Eccoli qui, quelli che si trascinano i cadaveri per anni, quelli che il Nano è morto e bisogna lasciarlo stare ma ogni momento è buono per sventolarlo come un teschio di bisonte.

Due, dico due articoli su “La Regione” di venerdì in merito a condanne leghiste.

Bergonzoli dovrà pagare circa 8 mila franchi di risarcimento, mica bruscolini, se calcolate che in Svizzera le indennità solitamente sono praticamente nulle. Diffamazione nei confronti di una donna attiva nel settore degli appartamenti a pigione moderata. Bene, bravo, bis! Siamo sicuri che sul “Mattino” non ci sarà nessun “UELLA!” con relativa notizia, però.

E vai anche col Boris, (ri)condannato. Citiamo: “Boris Bignasca, come autore, e la Rotostampa Ticino Sa come editrice, hanno leso illecitamente la personalità di Francesco Ricci rendendo sospetto quest’ultimo di collusioni mafiose nell’articolo pubblicato dal trisettimanale ‘10 minuti’ intitolato ‘L’ing. Ricci coinvolto in un’indagine sulla ’ndrangheta? Mafia al Polo kulturale?’ del 3 febbraio 2012”.

Dare dei mafiosi agli altri mica è una bella cosa. Se poi non è vero si fa un po’ le figura da cioccolatai. Ma questo non interessa al popolo leghista, l’unico impermeabile alla coerenza. La coerenza è roba da ro$$i, roba da buonisti, gente che usa il cervello.

Vi ricordate “Scuola di polizia”? Il fattone che grida: “Odio il cervello! Non mi è mai servito a niente”?

Ecco. Una cosa del genere.

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