Licenziamenti RSI, parla Maurizio Canetta

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Di

canettadella Redazione

Alla luce dei recenti licenziamenti alla RSI, abbiamo contattato Maurizio Canetta. Che ci dice la sua.

Speriamo che per le modalità di licenziamento vi siano delle direttive dalla SSR, se no non si spiegano le modalità adottate. Cosa può dirci in proposito?

Abbiamo ragionato, abbiamo discusso con le colleghe e i colleghe della direzione. Sono decisioni difficili, che mi e ci tormentano, perché sappiamo che interveniamo anche in modo duro su persone, colleghe e colleghi, che hanno famiglie, amici, mondi che un po’ si spezzano. Dobbiamo tutelare le colleghe e i colleghi che restano, dobbiamo tener conto della posizione di chi gestisce i colloqui e tener conto di molti fattori. Per esempio anche la difficoltà e la pressione psicologica che metteremmo su colleghe e colleghi nei tre mesi di permanenza al lavoro. Come reagisci di fronte a una situazione delicata, a un pezzo da rifare, a un rimprovero professionale da muovere? Non ci sono modalità assolutamente giuste o sbagliate, di fronte a un compito così delicato c’è solo l’attenzione alle persone, che dobbiamo mantenere alta.

In che modo sono stati decisi questi licenziamenti? I capi settore hanno avuto carta bianca o eseguito ordini della direzione?

Né ordini dall’alto né liste di proscrizione imposte. Si è partiti dal dato reale: mancano 40 milioni alla SSR (sentenza sull’IVA, nuova distribuzione del canone), alla RSI il taglio strutturale è di 6 milioni. Si è lavorato sulle risorse (mezzi e produzioni), che però significano anche – purtroppo – posti di lavoro. Inevitabile per un’azienda che investe il 60 per cento nella massa salariale. I settori hanno valutato dove era possibile rinunciare alle così dette “capacità”, cioè i posti in organico, attraverso licenziamenti, riduzione del tempo di lavoro, pre-pensionamenti. Compito delicato e complesso. Nessuno è stato licenziato per ragioni disciplinari, nessuno è licenziato in tronco. È una procedura ordinaria per motivi economici, che contempla una serie di ammortizzatori.

Le misure di risparmio che hanno colpito la RSI le conosciamo, veramente non c’era alcuna alternativa a questi licenziamenti? L’impressione è che ci siano molte persone che “scaldano sedie” ma che non sono quelle colpite dai provvedimenti.

Noi abbiamo dovuto fare delle scelte sulla base dei criteri che ho descritto. Adesso non ci può essere una caccia all’untore, alla collega o al collega che si pensa o si suppone faccia poco o male e “scaldi la sedia”. L’attenzione alla qualità del nostro lavoro deve continuare – sottolineo continuare – ad essere forte. Dobbiamo avere un’unità di intenti interna, basata sui valori dell’azienda, sui programmi, sulla capacità di svolgere bene il proprio lavoro in qualunque funzione – alla ribalta o dietro le quinte -, la forza è la qualità del lavoro di chi è in azienda, con il pensiero e l’aiuto necessari rivolti a colleghe e colleghi cui abbiamo dovuto dare una comunicazione difficile e che evidentemente ci rattrista.

I piani di “salvataggio” per i licenziati ci sono? Se sì, come sono strutturati? Può farci un esempio?

C’è un piano sociale importante e articolato, discusso e negoziato con i sindacati, che l’hanno definito buono. L’azienda continua ad essere responsabile socialmente. Proprio ieri è stata prolungata per due anni la Convenzione Collettiva, che sarebbe scaduta a fine anno. Il piano sociale prevede mensilità supplementari (oltre a quelle dovute da contratto), un’indennità in caso di disoccupazione che copre per un periodo di mesi la differenza di salario, contributo per l’eventuale ricollocamento necessario.

Perché, stando a quello che sappiamo i dipendenti hanno saputo solo dopo alcuni giorni che nel loro settore erano già avvenuti dei licenziamenti?

La comunicazione è stata data ai responsabili dei vari settori nel giorno dell’inizio dei colloqui, non a posteriori. Ovviamente in un’azienda che lavora a turni, può capitare che chi è assente per qualche giorno sappia a cose in corso.

Cosa c’è di vero nelle modalità di licenziamento poliziesche di cui si è sentito parlare?

Niente. I colloqui sono stati condotti con attenzione e rispetto delle persone dai capi dipartimento e dalle e dai consulenti di risorse umane. Le persone sono state avvertite correttamente (non con dei pretesti, come ha scritto e detto qualcuno). È naturale, credo, che per tutelare chi gestisce i colloqui, ma anche colleghe e colleghi degli uffici e delle redazioni, fosse prevista una discreta presenza (in civile) di agenti di sicurezza. Che cosa avrei risposto a una collega o a un collega vittima di un eventuale accesso di rabbia o di collera, se non avessimo previsto nulla? Ripeto, ogni decisione in questo terreno è portatrice di difficoltà, possibili contestazioni, rischi. Naturalmente ci riflettiamo, discutiamo, correggiamo laddove ci pare necessario.

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