L’indignazione passeggera

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Di

Aylan 2015 Franciadi Jacopo Scarinci

Il 2015 è iniziato con la strage nella redazione di “Charlie Hebdo”, e tutti erano Charlie: libertà di satira, di parola, di opinione. Però poi è successo che Michel Houellebecq è stato messo alla gogna per il suo “Soumission”, Eric Zemmour è stato condannato da un tribunale per aver detto che in Francia qualche problemino con l’Islam in fondo c’è e molto velocemente il terrorismo di matrice islamica è tornato un problema della Siria e di quei posti tanto lontani.

Poi è stato il turno della Grecia che stava per saltare come un tappo di champagne. Erano tutti “OXI” il giorno del referendum sul piano di salvataggio europeo, erano tutti con Tsipras l’eroe contro l’UE brutta e cattiva. Poi la realtà ha interrotto tutti i sogni, Tsipras il rivoluzionario ha chinato la testa, Varoufakis è tornato in sella alla sua moto ed è sparito. La situazione greca è cambiata o migliorata? Assolutamente no, ma non c’è più un eroe da celebrare, quindi chissenefrega.

E perché, i profughi addossati ai confini ungheresi son spariti di colpo? La Croazia e la Serbia hanno smesso di rimpallarsi esseri umani come fossero oggetti? No, più semplicemente dei criminali dell’ISIS hanno, per la seconda volta, messo a ferro e fuoco Parigi, e allora stai a vedere che qualcuno di quei profughi in realtà, tutto camuffato, è un terrorista. Quindi chissenefrega dei profughi, la foto di Aylan è un fotomontaggio, tutto torna normale e l’indignazione, puf, sparisce.

Ma anche qui, alla minaccia terroristica stiamo rispondendo? Neanche per idea: abbiamo pianto i morti di Parigi, abbiamo vissuto i giorni in cui Bruxelles era una città fantasma tipo quelle di Tex Willer, qualcuno si è letto un articolo di “Internazionale” e se l’è tirata da esperto di geopolitica, ma poi? Boh, niente. Il terrorismo islamico ha soldi, bombe e armi, l’Occidente ha una cerbottana scarica quando va bene.

Il mondo fa schifo. Ed è innegabile. Ma forse fa schifo perché la nostra indignazione per tragedie, per drammi economici e sociali, per l’umanità che è un sentimento in disuso dura qualche settimana e ringraziare. Perché torniamo nelle nostre case, perché quello che è fuori dal nostro cancello merita un pensiero fugace per Aylan e una pacchiana bandiera francese come immagine profilo su Facebook, ma niente di più.

Ci sarà tanto lavoro da fare in questo 2016. Noi ci siamo.

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