Ma che si gioca a fare allora?

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XYZdi T-800/101

Recentemente, leggendo un articolo su “Repubblica” online, firmato da Daniele Mastrogiacomo, sono scoppiato a ridere. Una notizia relativa al gioco del calcio, che sarebbe accettato dall’integralismo islamico, cioè dall’ISIS e Shabab, ma con delle regole ben precise. Parliamone, ma prima cito:

 “…Vietato anche esultare. Sia per i tifosi, che affollano gli spalti; sia dei giocatori. E’ ammesso solo il tradizionale “Allah Akbar”, che può essere pronunciato come manifestazione di gioia. Togliersi la maglietta, come accade spesso nei campionati occidentali, comporta la squalifica a vita. I takle troppo duri sono sanzionati da pene corporali: il numero di frustate, inflitte sul momento, dipende dal tipo di fallo commesso. Radunarsi sotto la bandierina del corner per inscenare balli, danze, minuetti, anche solo mimare delle scene di vita quotidiana, prevede altre punizioni corporali collettive. Stessa cosa per gli abbracci e i baci per festeggiare un gol. Il gioco è vietato a chi ha più di 40 anni: si è già considerati vecchi e questo non si addice all’estetica. “E’ brutto”, spiega un combattente, “vedere un anziano che insegue una sfera a fatica”.

A parte che definire un quarantenne anziano è anche leggermente offensivo, perlomeno per me: è vero che non ho più il fiato di una volta, ma non ho nemmeno bisogno del deambulatore. È però il resto che lascia perplessi, anche perché così togli tutto il bello al gioco del calcio. È l’equivalente di fare le lasagne senza ragù e besciamella.

A parte le pene corporali, che andrebbero comminate spesso e volentieri anche sui nostri campi, è l’esultanza che ne esce distrutta. Non un fiato, neanche un abbraccio. Si fa gol e zitti, al massimo una preghierina mascherata. Niente tifo, e se insceni un balletto giù di vergate tutti insieme appassionatamente. Madonna che tristezza. Mi immagino legioni di tifosi che ad ogni gol si nascondono la faccia gridando nel turbante o che piangono mordendosi le labbra per trattenersi. Un vero incubo.

E non voglio neanche sapere cosa ti fanno se fai un fallo.

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