Ma in che Paese vogliamo vivere?

Di

Alptransit bandieredi Corrado Mordasini

Tutto ciò che viene da fuori è veleno. Tutto quello che non sembra abbia il pedigree rossoblù, o al limite rossocrociato, è ormai peggio del fango. Non solo: offende il nostro esistere, urta il nostro patriottismo. E allora le bandiere che sventolano di gioia al crollo dell’ultimo diaframma di Alptransit devono essere solo svizzere e ticinesi, o al massimo urane. Chissenefrega se ci sono morti tedeschi, sudafricani e italiani.

Il vino? Il vino deve essere nostro, e una querelle sul vino italiano al posto di quello elvetico all’aperitivo tiene banco sui social e sui media per giorni. La bandiera fotografata all’inaugurazione, probabilmente di un operaio albanese, fa vomitare di orrore tanti parassiti da social, persone a cui vengono eritemi cutanei appena vedono colori che non siano il rosso e il bianco. E il “mattinonline” come una zecca ci si butta: “una bandiera albanese sventola sull’Alptransit”. Sono solo operai fieri del loro lavoro. Alcuni vengono dall’Africa dei diamanti, altri dalle zone carbonifere dello Zollverein. Passano ore e ore sottoterra, per anni. Ma dico, potranno sventolare i loro cazzo di colori? Ma vi offende tanto?

Magari quell’uomo, con la sua bandiera, veniva dalle miniere di Bulquiza, dove si estrae il cromo. Quell’uomo aveva prestato la sua sapienza nel bucare la roccia agli svizzeri, che forano montagne come i topi fanno col formaggio. Ma deve stare zitto. Zitto e muto l’albanese con la sua bandiera dall’aquila bicefala. Come gli operai che nel 1875 chiesero migliori condizioni di lavoro. La milizia gli mandammo. I nostri soldati aggiunsero quattro morti ai 200 schiacciati dalle rocce. Muti rimasero. Così funziona.

E il vino? La farsa del vino che ha tenuto banco per giorni? Lasciamo perdere i bambini morti affogati nell’Egeo, non pretendiamo tanta sensibilità da certa gente. Ma Dadò o Romano o Bignasca o Marchesi non hanno un Paese da mandare avanti? Il problema del Ticino è il Franciacorta? È il vino bresciano? Ma non sono anche italiani i minatori morti? Non erano italiani i minatori morti nella prima galleria del Gottardo 130 anni fa? 200 morti per 15 chilometri di traforo, uno ogni 75 metri. Non possiamo chiudere un occhio per un ottimo vino italiano che commemora i morti nelle nostre gallerie? Mi fanno ridere i politici indignati, e Valsangiacomo, che piange e chiede teste.

E in tutto questo, “Ticinolibero”, domenica, ci ha regalato un piccolo scoop: al Congresso dell’UDC, tra una pizzetta e un canapé, c’erano del buon Merlot delle venezie e del Custoza veronese. Dov’è la tanto decantata ticinesitudine? E adesso? Altri tre giorni a discutere di che vino bevono i Democentristi?

Ma per favore…

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