Quell’innocente e inconfessabile narcisismo

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Di

Tipi Facebookdi Danilo Zanelli

In passato si chiamava “autoscatto” e non faceva notizia. Poi qualche operatore della comunicazione lo ha ribattezzato “selfie” ed è diventato un simbolo dei nostri tempi, complice la diffusione di smartphone e social network.

Il termine ha qualcosa di kitsch ed è piaciuto fin troppo ai giornalisti. Più d’uno ha notato che molti cronisti contemporanei vedono selfie dappertutto, anche dove non ci sono, per esempio nelle foto in cui il soggetto è stato immortalato da un amico o da un passante. Certi titolisti me li immagino pieni di frustrazione perché non possono usare la parola “selfie” per dare una patina giovanilistica alla foto di un risotto. Fatta questa premessa per ricondurre l’uso corretto della parola “selfie” all’autoscatto, passiamo all’analisi del fenomeno.

Ammettiamolo: ci siamo dentro tutti o quasi. Il selfie, soprattutto su Facebook e Instagram (due facce della stessa medaglia, dato che Instagram appartiene a Zuckerberg), è ormai un nostro rito consolidato, quotidiano, immancabile, come la condivisione delle foto di grandi pensatori a cui viene attribuita una citazione sbagliata. E non c’è nulla di sbagliato in questo. Spesso è un indizio del nostro latente narcisimo, che finalmente può esprimersi in ogni momento, più volte al giorno, senza disturbare fidanzati o fotografi raccattati tra i passanti, con la possibilità di ripetere lo scatto più volte fino al raggiungimento del risultato desiderato. C’è solo un problema: il narcisismo è un piccolo vezzo, ma per molti è inconfessabile. Allora si cerca di camuffarlo, suggerendo scopi alternativi, più profondi o spirituali, tramite l’uso di frasi a corredo della foto. Tali didascalie tentano dunque di depistare, in modo a volte ingenuo. Vediamo qualche esempio.

L’augurio di buona giornata a tutti. Per esempio: “Buongiorno a tutti”. Il buongiorno accompagnato da una foto ammiccante è un vecchio trucco. Scopo suggerito: “Non vi mostro le mie fattezze in costume da bagno per ottenere un centinaio di Like e nutrire il mio ego. Voglio solo raffigurare me stesso/a nell’atto di salutarvi per dare una consistenza sensoriale al buongiorno”.

Lamentela per la propria bruttezza. Per esempio: “Sono un cesso”. Scopo suggerito: “La didascalia è l’enunciazione di una verità in cui credo, anche se la scelta della foto migliore che abbia mai fatto dopo una costosa seduta dell’estetista sembra indicare l’uso di una rozza psicologia al contrario e la ricerca di complimenti come: “Ma non è vero, sei bellissimo/a”.

Dichiarazione agguerrita contro il governo. Per esempio: “Ci stanno rubando tutto”. Scopo suggerito: “La mia posa non è uno sfoggio di plastica fisicità scolpita dalla luce per attestare il trionfale superamento della prova costume. La quasi totale nudità è una metafora della crisi (perché ci lasceranno in mutande) e del futuro che ci attende. Voglio solo innescare un dibattito. Dico sul serio”.

Consigli di lettura. Per esempio: “Ho letto ‘Il piccolo principe’. Bellissimo”. Scopo suggerito: “Il protagonista della foto è il libro che copre parzialmente il mio corpo. Io sono solo un fondale, necessario per la costruzione di un’inquadratura dal sapore vagamente neoclassico, in linea con le mie finalità culturali”.

Citazione poetica. Per esempio: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Scopo suggerito: “Voglio contribuire alla vostra crescita culturale. Il mio corpo seminudo è un silente commento per frasi pregne di significati esistenziali”.

Uso dell’espressione “Oggi così”. Scopo suggerito: “Ho realizzato un’impresa impossibile: con questa foto mi sono colto/a di sorpresa per raffigurare me stesso/a in un momento della giornata e farne partecipe il mondo. Si tratta di un autentico frammento di vita. La posa non è per nulla costruita, malgrado il sorriso innaturale, l’abbigliamento curato e l’uso di Photoshop per eliminare le imperfezioni. Il mio fine è puramente documentaristico”.

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