Radio e dintorni

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Di

Radiodi Corrado Barenco

Questo triangolo di terra al sud della Alpi ha qualcosa che, grazie al sistema politico svizzero, lo rende una realtà unica a livello mondiale. Parlo della SSR, che garantisce a ogni regione linguistica una serie di canali radio e televisivi in realtà non molto apprezzati se si pensa al risultato del voto di giugno ma pur sempre garanzia, perlomeno teorica, di servizio pubblico. E tutto questo permette di diversificare le scelte dei radio-telespettatori.

Vediamo la radio che dispone di tre canali: Rete Uno, quella che vien definita l’ammiraglia, Rete Due e Rete Tre. Le ultime due sono gestite in modo molto professionale (la Due) e attente alle esigenze del pubblico che chiede intrattenimento intelligente (la Tre). Perciò questi due canali rappresentano una via di fuga privilegiata di fronte alla pochezza che caratterizza in questo momento la Rete Uno. Una rete il cui momento principale che si ripete giorno dopo giorno, dalla mattina al pomeriggio, da ormai molti anni, è il rumore misterioso che grazie ai soldoni che mette in palio cerca di garantire la fedeltà del pubblico. Ma negli ultimi tempi si è andati molto più lontano: hanno scoperto WhatsApp, che è diventato un vero e proprio incubo che viene richiamato e ricordato ogni due minuti all’interno di qualsiasi contenitore. E questo per far partecipare il pubblico che è ormai diventato l’editore di ogni e qualsiasi programma. Non stupisce quindi che tutta una serie di programmi siano di un livello infimo.

Ma quel che è più grave è che questi programmi vengono proposti ogni giorno da ormai più di un anno tant’è che a volte si ha l’impressione che vi sia una gara spietata fra gli animatori per osservare chi riceve più telefonate, e questo indipendentemente dal loro contenuto. Siamo alla follia totale con “Diritti e rovesci” che chiede al pubblico se preferisce i calvi o chi ha i capelli, con “Non chiamatemi Sandra” di una pochezza disarmante, perfino con “Mille voci” che basa ormai tutto sul pubblico, gli SMS, le telefonate e il famigerato WhatsApp, con un pomeriggio che sembra fatto per gratificare l’ego dei conduttori. Ma il massimo lo si è raggiunto durante queste vacanze di fine anno che hanno permesso a coloro che sono stati presenti tutto l’anno di riposare: e allora si è inventato “Carillon”, con il pubblico invitato a telefonare per descrivere la macchinetta musicale che è sicuramente qualcosa di fondamentale per la vita giornaliera della gente (due ore, giorno dopo giorno dalle 9 alle 11). Già mi posso immaginare che l’operazione sarà ripetuta con le palline con la neve, con chi raccoglie le bustine di zucchero o di fiammiferi e chi più ne ha più ne metta.

Certo, il pubblico risponde perché è bello sentire la propria voce alla radio ma, mi chiedo, che senso ha delegare a chi telefona i contenuti, tutti i contenuti di un programma? Fino a qualche anno fa una volta alla settimana la gente poteva telefonare per dedicare una canzone a qualcuno: ma era una volta alla settimana, poi il resto era pensato, sviluppato da chi dovrebbe essere responsabile dei contenuti perché il servizio pubblico deve per forza andare al di là della banalità. Mi sembra di ricordare che questo è messo nero su bianco dalla concessione rilasciata alla SSR.

Grazie Rete Due e Rete Tre per la via di fuga.

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