Tutto ritorna, sia il bene sia il male

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Di

Ospedale Infermieredi Amélie

Ciuciumbala banana! Alzi la mano chi non ha mai cantato la filastrocca del negretto! A me ricorda quando da piccola venivo spedita in colonia insieme a mio fratello e a mia sorella.

Odiavo quel periodo estivo. Tre settimane lontano da mammà passate a mettere le tacche sul muro come un vero carcerato e a mangiare uno squallido yogurt a merenda, con la fame che può avere un bambino dopo 2 ore di piscina. La colonia più gettonata? Chioggia, Centro di vacanze Leone XIII. L’altra sera sfogliando vecchie cartoline ne ho trovata una indirizzata a casa. Sul retro c’era scritto: “Torniamo presto”. Non credo però che i miei genitori avessero la stessa speranza, ma tant’è.

Ricordo il caos nelle docce. Tutti insieme, in fila indiana. Non riuscivo proprio a lavarmi i capelli senza riempirmi gli occhi di shampoo e alla fine uscivo sempre a tentoni con gli occhi che bruciavano da matti (lo shampoo Johnson non funziona e anzi forse contiene pure peperoncino). I ricordi che ho delle colonie sono però anche positivi. Qualche amicizia per esempio la riporto ancora oggi, e poi era piacevole la pausa al bar durante la passeggiata prima di cena solo per mettere qualche lira nel jukebox per ascoltare le canzoni appena uscite. In quel periodo andava alla grande “Notte Rosa” di Umberto Tozzi. Un’era fa, praticamente.

Ricordo anche con piacere i momenti passati a pettinare i lunghi capelli di una bambina che tutti evitavano come la peste. Questa poverina aveva l’epatite e c’era la convinzione che bastava toccarla per essere contagiati. Col senno di poi non oso pensare come possa essere stata la sua infanzia. Non sono mai riuscita a dirle di no, e la pettinavo ogni volta che me lo chiedeva (tutti i giorni praticamente) ma non nascondo che durante quei momenti anch’io ho avuto il timore che il contagio fosse possibile. Fortunatamente questa paura non ha prevalso e oggi sono felice di averlo fatto.

L’anno scorso durante la visita a un’amica in ospedale è entrata in camera un’infermiera. La guardo e di colpo ho un flash. Io ti ho già vista, dico, assomigli molto a una bambina che ho conosciuto in colonia. Anche io da piccola andavo in colonia, risponde lei. A Chioggia, aveva dei lunghi capelli neri ed era malata. Anche io da piccola portavo i capelli lunghi neri ed ero malata. Lei aveva l’epatite. Anche io avevo l’epatite. Era lei. Dopo oltre 30 anni, chi l’avrebbe mai detto? Ci siamo guardate per un lungo istante passato credo a mettere a fuoco i pensieri e poi ci siamo abbracciate in un’atmosfera surreale. Sembrava la scena di un film. Mancava solo che i pazienti si mettessero a piangere e alé, il quadro era completo.

Nel frattempo lei è guarita. L’epatite è sparita così, da sola e senza un perché. Tutto ritorna, sia il bene sia il male.

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